Con le udienze di mercoledì 15 e mercoledì 22 aprile, papa Francesco ha cominciato a indicare alcune linee generali di una catechesi sul «grande dono che Dio ha fatto all’umanità con la creazione dell’uomo e della donna e con il sacramento del matrimonio». Si tratta di questioni di grande rilevanza antropologica, educativa, sociale e con notevoli risvolti sul piano delle scienze umane, della filosofia e della stessa teologia.

Ha detto testualmente il papa la scorsa settimana: «il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio».

Il tema della differenza sessuale non può pertanto essere pensato come un fatto puramente biologico, né come un costrutto esposto al libero arbitrio dei singoli individui o a logiche di convenienza sociale. Il tema della differenza sessuale di maschile e femminile – a giudizio del pontefice – chiede di essere declinato in chiave di alleanza, reciprocità, accoglienza, al di fuori di logiche di conflitto, di separazione e di indifferenza.

Nell’udienza di mercoledì 22 aprile, poi, parlando della creazione della donna nella Genesi, Francesco ha sostenuto: «Il fatto che nella parabola della Genesi Dio plasmi la donna mentre l’uomo dorme, sottolinea che lei non è in alcun modo una creatura dell’uomo, ma di Dio. E anche suggerisce che per trovare la donna, e per trovare l’amore della donna, l’uomo prima deve sognarla».

E ancora: «Il peccato genera diffidenza e divisione fra l’uomo e la donna. Il loro rapporto verrà insidiato da mille forme di prevaricazione e di assoggettamento, di seduzione ingannevole e di prepotenza umiliante, fino a quelle più drammatiche e violente. La storia ne porta le tracce. Pensiamo, ad esempio, agli eccessi negativi delle culture patriarcali. Pensiamo alle molteplici forme di maschilismo dove la donna era considerata di seconda classe. Pensiamo alla strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica. Ma pensiamo anche alla recente epidemia di sfiducia, di scetticismo, e persino di ostilità che si diffonde nella nostra cultura – in particolare a partire da una comprensibile diffidenza delle donne – riguardo ad un’alleanza fra uomo e donna che sia capace, al tempo stesso, di affinare l’intimità della comunione e di custodire la dignità della differenza».

Si tratta di una sfida che deve essere accolta e rilanciata. Alla luce delle sollecitazioni di papa Francesco ci è chiesto di promuovere nella condizione odierna una rinnovata riflessione antropologica, a partire da sensibilità differenti, vissuti biografici, convinzioni personali, che sollecitano noi credenti a una ricerca impegnativa e appassionante nella fedeltà alla promessa evangelica.

Per questo motivo il nostro sito inaugura da oggi una nuova rubrica dal titolo “donna e uomo”, in un clima di dialogo e un confronto con tutti, per giungere a una prospettiva che sappia sfuggire a Scilla per cui in nome della differenza sessuale si finisca per ledere la dignità della persona o, al contrario, a Cariddi per cui in nome della pari dignità personale si pervenga a vanificare la differenza sessuale.

Certamente il papa rema, ma noi non possiamo sottrarci a dare il nostro contributo alla navigazione.

La redazione


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