«Questa economia uccide davvero!». Non ha dubbi Jean-Paul Fitoussi (economista all’Observatoire français des Conjonctures Economiques di Parigi e alla Luiss di Roma) quando gli si chiede un commento sull’implacabile atto d’accusa di papa Francesco contenuto nella sua Esortazione apostolica Evangelii Gaudium. «Questa economia uccide, e uccide in diverse maniere – spiega Fitoussi –. Innanzitutto attraverso l’enorme disuguaglianza che c’è nel mondo, con una crescita che favorisce pochissime persone che vivono sulla sofferenza degli altri. Poi, uccide anche con politiche sbagliate. C’è un fatto che mi ha molto colpito: in Grecia, la mortalità infantile è cresciuta a causa delle politiche di austerità che hanno fatto pagare ai bambini cose che con loro non c’entrano nulla”».

Non è un papista, Fitoussi. Anzi. «Io sono totalmente laico, non sono religioso. Ma se una persona, fosse anche il papa, dice cose che mi piacciono, allora le dico anch’io, perché su molte cose la pensiamo allo stesso modo».

E una di queste cose è il mito del denaro fonte di progresso e di benessere. «Se il denaro fosse un mito, sarei felice. Purtroppo però non è un mito. Il denaro è potere. Potere sulla gente, innanzitutto. Per accettare che il denaro non sia potere bisogna avere per esempio un sistema fiscale più equo di quello che abbiamo, come per esempio lo avevamo negli Anni Settanta. Il denaro è poi potere nei regimi autoritari. Ma il denaro non è tutto. C’è altro. E questo altro è l’uomo. E la società: perché l’uomo non può vivere senza società».

Secondo il papa la crescita economica del libero mercato non porta equità e benessere per tutti. Fitoussi invece è da sempre convinto che possa esistere una crescita sostenibile. È lo stesso economista francese a spiegare l’apparente contraddizione: «Questo modello di sviluppo non può effettivamente portare ad una crescita equa tra la gente, perché il modo in cui è organizzato oggi il mercato è a detrimento dei lavoratori. Dunque anche se c’è crescita, questa crescita sarà molto sbilanciata. Altra cosa è parlare di ‘crescita sostenibile’.  Questo è un discorso di eguaglianza tra generazioni. Vogliamo che le generazioni future godano di un livello di vita almeno uguale al nostro oppure no? Ci preoccupiamo del benessere delle generazioni future o no? Dunque il concetto di uguaglianza va applicato alle generazioni. Perché la crescita sia sostenibile bisogna che le generazioni future ereditino un capitale almeno uguale a quello che abbiamo goduto noi. E per capitale non intendo solo il capitale economico ma anche il capitale umano, sociale e naturale. Se facciamo in modo che le generazioni future godano di un capitale uguale o superiore al nostro allora la crescita diventa sostenibile. E io credo che questo dovrebbe essere possibile perché risolve due problemi nello stesso tempo. Il problema dell’uguaglianza presente e il problema dell’uguaglianza futura».

Cavallo di battaglia di Fitoussi è il rapporto tra democrazia e mercato, a cui ha dedicato anche un libro («La democrazia e il mercato», appunto). Dalle parole del papa sembra emergere il timore che le regole dl mercato arrivino ad escludere lo Stato democratico che ha come compito quello di garantire il bene comune. «Ci sono effettivamente due tipi di regole – precisa l’economista -. Le regole del mercato, che accettano la più grande disuguaglianza possibile perché si fonda sul principio: un euro, un voto. Le regole della democrazia invece si fondano sul principio: una persona, un voto. Dunque non vanno d’accordo tra loro. Si tratta allora di trovare il miglior compromesso possibile tra mercato e democrazia, perché l’alternativa sarebbe quella di vivere in un regime totalitario, e questo non lo vogliamo. C’è quindi un grado di disuguaglianza possibile che non dobbiamo superare, ma nello stesso tempo la democrazia deve offrire equità a tutti, che si traduce in assicurazione sociale, sicurezza sociale, autonomia nel lavoro, lavoro dignitoso».

A chi, infine, afferma che il papa annuncia solo begli ideali inapplicabili nella realtà sociale ed economica attuale, Fitoussi risponde senza timore: «Io sono un sostenitore di una politica che ha per obiettivo l’uguaglianza e il progresso del capitale umano, culturale e sociale. Il problema è che queste politiche incontrano ostacoli che derivano dall’egoismo delle nazioni. Perché quello che le nazioni si fanno oggi (anche in Europa) è una lotta tramite la concorrenza fiscale e sociale, tramite quella che chiamiamo ‘competitività’. Ma la competitività significa pagare meno i nostri lavoratori rispetto ai lavoratori esterni. Allora diventa necessario non tanto un governo mondiale, quanto piuttosto delle regole condivise che impediscano la concorrenza sociale e la concorrenza fiscale. Allora si potrebbe fare un’economia molto più umana».

Luigi Maffezzoli, Lugano (RSI)


ABOUT THE AUTHOR

Redazione

You must be logged in to post a comment.