Vengono dai confini del mondo

effettivamente

le parole che schioccano sulla faccia

della gente convocata

ad ascoltare

un habemus che tutti credono

convenzionale

e come schegge incontrollate

invadono le case,

rimbalzano sui teleschermi,

sommergono le redazioni dei giornali:

scuotono abitudini,

calcoli, equilibri, pregiudizi,

scrollano gli alberi degli accomodamenti,

delle false coscienze,

delle pretese interessate.

Disorienta il «Buona Sera!»

detto al tuo popolo

dal balcone di San Pietro:

vale un’enciclica,

come la mozzetta di velluto rosso

orlata d’ermellino

(insegna del potere)

rifiutata,

come la Croce di ferro

che rimpiazza quella d’oro

sul petto bianco, purificato,

come l’anello d’argento, senza pietre preziose,

all’anulare destro

benedicente.

Il «Pregate per me!», poi,

sembra un appello venuto dall’Orto degli Ulivi;

chiedi silenzio,

susciti raccoglimento,

ingeneri spirito di penitenza.

S’inizia il tuo cammino di passione tra noi,

papa Francesco!

 

Stranito, ti prendo così come mi appari

e sei: rischio,

torno a sperare

(mi insegnò che Dio non s’è pentito

un frate poeta,

quel Turoldo cui saresti piaciuto:

ti avrebbe forse salutato con un Salmo,

uno dei suoi)

e mi domando

se avremo il coraggio

di cambiare,

se riusciremo a vegliare al tuo fianco

discepoli insieme

d’un Amore

immensamente più grande

del nostro infinito peccare,

alieno da entusiasmi effimeri

e scontati,

inquieto,

spogliato da ogni attesa impropria,

toccato dalla Grazia

del dono,

che non so (parlo per me)

se meritato.

 

Tratto da: Marco Garzonio, Siamo il sogno e l’incubo di Dio. Versi, cronache, passioni da Martini a Bergoglio, Àncora, Milano 2015, € 12,00, pp. 56-58,

Si ringrazia l’Editrice per la gentile concessione a pubblicare il testo poetico qui riprodotto.

L’opera raccoglie «40 composizioni poetiche che vanno dalla riflessione esistenziale alla rievocazione interiore di luoghi del cuore (come Milano e Gerusalemme) e di figure significative (come Etty Hillesum e papa Francesco). Su tutti, spicca la memoria di Carlo Maria Martini, di cui Garzonio è considerato uno dei più acuti biografi…» (dalla prefazione di don Angelo Casati).

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