1. La Chiesa dei poveri e la nonviolenza

La Chiesa dei poveri di Romero è l’erede non solo del gesuita Padre Rutilio Grande che lo aveva aiutato a comprendere i meccanismi dell’impoverimento e dell’economia che uccide, ma anche di Carlos Mesters che insegnava una lettura popolare della Bibbia, di Ernesto Cardenal e la sua lettura popolare del Vangelo a Solentiname, di Frei Betto e Paulo Freire che insegnavano ad essere dei veri educatori e negli stessi anni in Italia lo facevano don Milani, don Primo Mazzolari, Giovanni Vannucci, Turoldo, Balducci, don Tonino Bello…

Ed è la Chiesa dei Poveri di Enrique Dussell, Jon Sobrino… di don Sergio Mendes Arceo, che creerà, dopo l’uccisione di Romero, i Comitati Oscar Romero in tutto il mondo, di Dom Helder Camara, mons. Proano, che si faranno viandanti e pellegrini della Chiesa dei poveri e che indicavano vie inesperite per coniugare fede e vita.

«Per la Chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociolo­gica, politica o filosofica. Dio concede loro «la sua prima misericordia». Questa preferenza divina ha delle conseguenze nella vita di fede di tutti i cristiani, chiamati ad avere «gli stessi senti­menti di Gesù» (Fil 2,5).

Ispirata da essa, la Chie­sa ha fatto una opzione per i poveri intesa come una «forma speciale di primazia nell’esercizio della carità cristiana, della quale dà testimonianza tut­ta la tradizione della Chiesa».

Questa opzione – insegnava Benedetto XVI – «è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto pove­ro per noi, per arricchirci mediante la sua pover­tà». Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci» (EG 198).

E in questa opzione nonviolenta la chiesa latinoamericana aveva avuto altre eredità internazionali: da Jean Goss (del Mir/Ifor Austria), infaticabile annunciatore, insieme alla moglie Hildegard Goss Mayr, della nonviolenza in Asia, America Latina, Africa. La nonviolenza appresa da Marianela non era né passività né rassegnazione, ma partecipazione attiva nella verità.

«La verità bisogna dirla, bisogna dirla sempre a costo anche di andare a finire in galera», diceva Jean Goss, vice‑presidente del Movimento Internazionale di Riconciliazione (Mir), parlando con un vecchio vesco­vo latinoamericano, ancora legato a silenziose connivenze. «Lei ha ragione ‑ rispose il vescovo ‑ però ci sono circostanze in cui la verità non si può dire». E Jean: «Quali circostanze?». ‑ «Ad esempio in una dittatura di destra o di sinistra non si può sempre dire la verità». ‑ «E perché non si può dire?» ‑ «Perché uno viene messo in galera» ‑ «E quando lo mettono in galera ‑ rispose Jean Goss ‑ prima o dopo che ha detto la verità?» ‑ «Naturalmente dopo» ‑ disse il vescovo. «Allora vede che ho ragione io!» ‑ concludeva semplicemente Jean Goss.

Marianela fu catturata in un’area di conflitto dove si era recata per documentare l’uso di armi chimiche da parte dell’esercito: testimoni raccontano che restò in vita per circa otto ore nelle quali subì inenarrabili sevizie. Era il 13 marzo 1983 e in quei giorni si trovava in visita pastorale Giovanni Paolo II. Il Salvador versava in piena guerra civile e il papa non volle rinunciare alla visita alla tomba dell’arcivescovo Oscar Romero, ucciso da un sicario tre anni prima su mandato del leader del partito nazionalista.

La chiesa latinoamericana mostrava la sua opzione nonviolenta, ai tempi del vescovo Romero, anche attraverso Adolfo Perez Esquivel, pacifista originario di Buenos Aires, che aveva il premio Nobel per la Pace, proprio nel 1980, per le sue denunce contro gli abusi della dittatura militare argentina negli anni ’70. Dopo il colpo di Stato di Jorge Rafael Videla, Perez Esquivel contribuì alla formazione di ‘El Ejercito de Paz y Justicia’, un’associazione di difesa dei diritti umani che si occupava anche di assistere le famiglie delle vittime del regime e della guerra delle Falkland.

La Chiesa dei poveri di Romero è in comunione con altre lotte nonviolente che caratterizzarono in quegli anni il continente latinoamericano.

Come quella de Las Madres de la Plaza de Mayo 8, e poi le Nonne, che instancabilmente si spostavano per far capire a livello internazionale il genocidio di una generazione di giovani desaparecidos, ossia di dissidenti scomparsi durante la diitatura militare in Argentina tra il 1976e il 1983 e quelli fatti scomparire dalle altre dittature latinoamericane.

EG 53: No a un’e­conomia che uccide

«Così come il comandamento “non uccide­re” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire no a un’e­conomia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della compe­titività e della legge del più forte. Si considera l’es­sere umano in se stesso come un bene di consu­mo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppres­sione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenen­za alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”».

 4. Oscar Romero, l’ultimo appello

Tutto ciò quando il debito internazionale e il neoliberismo infierivano con Reagan e Thatcher in America latina, prova generale di quello che sarebbe poi successo in Europa trentacinque anni dopo, con la Germania della Merkel, con il Fondo Monetario Internazionale e con le lobby finanziarie internazionali.

La Chiesa dei poveri dell’America Latina nasceva proprio nel momento in cui alle vecchie e millenarie povertà sedimentate nella storia, si aggiungeva il nuovo fenomeno, figlio del neoliberismo e del debito, che era l’impoverimento delle classi medie che diventavano ‘empobrecidos’ e che noi in Italia, colpiti dallo stesso neoliberismo, oggi chiamiamo “nuove povertà”.

I primi a essere toccati erano i giovani, come oggi in Europa, e nell’America latina degli empobrecidos le opzioni per la denuncia diventavano o guerriglia o opposizione nonviolenta. E i giovani diventavano presto ‘desaparecidos’, scomparsi soprattutto in Argentina, dove le loro Madri della Plaza de Mayo, novelle Antigone dell’era moderna, facevano una delle più importanti lotte nonviolente della storia.

Così l’ultima omelia di mons. Romero ‒ vescovo martire del Salvador, ucciso sull’altare il 24 marzo 1980 ‒ diventava non solo la denuncia e la condanna del vescovo Romero, come usualmente faceva nelle sue omelie, ma anche il suo testamento, la sua buona novella nonviolenta, lasciata profeticamente alla posterità marcata dall’economia che uccide attraverso il modello di sviluppo neoliberista, e dalla silenziosa connivenza e indifferenza della gente:

Io vorrei rivolgere un appello in modo speciale agli uomini dell’esercito,

in concreto alle basi della guardia nazionale, della polizia, delle caserme.

Fratelli, siete del nostro stesso popolo, uccidete i vostri fratelli contadini.

E prima di un ordine di uccidere che dia un uomo

deve prevalere la legge di Dio  che dice: “Non uccidere”.

Nessun soldato è obbligato a obbedire a un ordine che è contro la legge di Dio.

A una legge immorale nessuno è tenuto a obbedire.

È tempo oramai che riacquistiate la vostra coscienza

e obbediate alla vostra coscienza piuttosto che ai comandi del peccato.

La Chiesa che difende i diritti di Dio, la legge di Dio

non può restare in silenzio davanti a tanto abominio.

Vogliamo che il governo comprenda finalmente

che a nulla servono le riforme se sono tinte di tanto sangue.

In nome di Dio, dunque, e nel nome di questo popolo martoriato

i cui lamenti salgono fino al cielo ogni giorno più forti

vi supplico, vi prego, vi ordino, in nome di Dio: cessi la repressione!

Oscar Arnulfo Romero, il vescovo fatto popolo, viene ucciso il 24 marzo 1980, martire di una economia che uccide.

Durante il funerale all’Università Centroamericana (UCA) di San Salvador Ignacio Ellacuría che sarà ucciso anch’egli, disse: «Con monsignor Romero Dio è passato per il Salvador», e alcuni mesi dopo scrisse, molto opportunamente: «È stato un inviato di Dio per salvare il suo popolo». Da questa prospettiva teologale ci accostiamo a monsignor Romero “Padre della Chiesa”.

E così il 24 marzo, giorno della uccisione dell’arcivescovo, si sceglierà poi di ricordare tutti gli uomini contemporanei che hanno dato la loro vita per gli altri.

E le Nazioni Unite, nella stessa data, celebrano ogni anno la Giornata Internazionale per il Diritto alla Verità per le Vittime delle Violazioni dei Diritti Umani.

L’accenno alle riforme tinte di tanto sangue da parte di Romero  è dato, come afferma il Tribunale Permanente dei Popoli dedicato a El Salvador, dal fatto che:

“La Riforma Agraria si trasforma, con l’appoggio di tecnici americani, in uno strumento politico-militare repressivo e anti-insurrezionale. Uno di questi tecnici, Roy Prosterman, aveva già svolto il medesimo compito in occasione dei progetti di riforma Agraria del Vietnam e delle Filippine, per i quali era stato oggetto di una inchiesta da parte della Commissione per gli Affari Esteri del Congresso degli Stati Uniti. La repressione raggiunge livelli di sterminio, mentre le organizzazioni popolari danno prova di vitalità, specialmente durante gli scioperi del 23 e 24 Giugno. Tutto ciò in un momento storico in cui nella regione caraibica già c’era Cuba e, nel 1979, la vittoria dei sandinisti in Nicaragua contro il regime di Somoza. In un periodo, anni 1970-1990, che sono gli anni delle riforme neoliberiste in America latina, gli anni del loro Debito, delle dittature, delle democrature, dei desaparecidos, dei martiri, della invasione da parte degli Usa delle sette minori protestanti per contrastare le chiese cattoliche.

 5. I poveri ci evangelizzeranno: per uno sviluppo integrale e un nuovo umanesimo

E così il percorso della Chiesa dei poveri,  fatto sul sangue di tanti impoveriti, di tanti perseguitati e di tanti martiri di un’economia che uccide e di cui oggi emblematicamente la proclamazione di San Romero d’America diventa icona, così come i tanti percorsi spirituali insieme a quelli fatti da diversamente credenti e non credenti, che sono molto critici nei confronti dell’attuale Modello di Sviluppo della Crescita e del Pil, davvero realizza quanto affermavamo dicendo che la vecchia e stanca Europa sarebbe stata un giorno evangelizzata dai paesi del Sud del mondo. I poveri ci evangelizzeranno, affermavamo allora, e diceva, con la sua tranquilla certezza, don Tonino Bello.

E così non più solo il Patto delle Catacombe di Domitilla e i documenti di Medellin e Puebla, come tanti anni fa, ma quello di Aparecida e la Evangelii Gaudium oggi, e in primo luogo il sangue fecondo di tutti i martiri di un’economia che uccide, di cui è icona San Romero d’America, diventano strumento di una nuova conversione per il vecchio e stanco Nord del mondo, con le sue economie obsolete e le sue politiche violente e per la nostra triste storia di oggi, costruita così meschinamente, nonostante tutti i nostri sforzi e la nostra passione per il Vangelo.

Ma come disse don Tonino Bello quando, dopo anni che stavamo creando una cultura della pace e della nonviolenza, scoppiò la prima guerra del Golfo: “E meno male che abbiamo preparato le vie del Signore altrimenti, ora, come avremmo potuto ostacolare la guerra?” 

Ora, parafrasando quanto disse allora, possiamo con lui ripetere:

 E meno male che abbiamo uomini e donne delle periferie esistenziali e geografiche, che, forti della testimonianza e del martirio dei tanti  ‘Romero’ oggi con lui riconosciuti ‘santi’, preparano le vie per una nuova evangelizzazione di un’Europa e di un Nord del mondo (diventati amari, risentiti, meschini, intolleranti, affaristi e pagani) affinché finalmente si passi alle res novae nella politica e nell’economia, si passi cioè ad un nuovo Sviluppo integrale e a un Nuovo umanesimo.

 Giuliana Martirani


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