*** ESCLUSIVA IN ITALIANO del testo pubblicato in Stimmen der Zeit (2015/7), pp. 435-445

     1.  Un problema spinoso e complesso

La questione dell’ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti non è un problema nuovo e non è un problema tedesco. La discussione attorno a tale questione si sviluppa da anni a livello internazionale.[1] Papa Giovanni Paolo II si è pronunciato in proposito nell’esortazione apostolica Familiaris Consortio (FC) (1982) (n. 84) a favore della prassi ecclesiale vigente. Nell’esortazione Reconciliatio et paenitentia (1984) (n. 34) ha ribadito espressamente questa posizione. Essa è entrata nel Catechismo della Chiesa Cattolica (1993) (n. 1650) e nella Lettera della Congregazione per la dottrina della fede del 1994.[2] Papa Benedetto l’ha confermata nella sua esortazione apostolica Sacramentum caritatis (SC) del 2007 (n. 29).

Papa Giovanni Paolo II ha parlato di una questione difficile e quasi insolubile, papa Benedetto di un problema difficile e spinoso. Non è quindi sorprendente che la discussione sulla questione da allora non si sia placata. Essa non riguarda solo i cristiani che ne sono toccati immediatamente, ma anche molti cristiani praticanti e impegnati che sono sposati da cinquant’anni o più, non hanno mai pensato al divorzio, ma sperimentano ora dolorosamente il problema nei loro figli e nipoti. I loro figli, a loro volta, nella maggior parte dei casi solo con difficoltà riescono a trovare la via che li conduce ai sacramenti, se i loro genitori non possono dare loro l’esempio. Non c’è quasi nessuna famiglia che non sia toccata da questi problemi. È dunque comprensibile che il problema sia avvertito come scottante da molti pastori e confessori, teologi e vescovi.

Come ci si poteva attendere, la questione si è accesa di nuovo ed è stata oggetto di controversie alla vigilia e nel corso del Sinodo straordinario dei Vescovi del 2014.[3] Il Sinodo ordinario del 2015 deve portare a termine la discussione delle questioni e presentarle al papa perché prenda una decisione. Nelle considerazioni seguenti cerco soltanto di chiarire e di approfondire la problematica, per quanto mi è possibile.

En vísperas del día de San Pedro, viene bien, es conveniente y hasta necesario pensar despacio lo que está ocurriendo con el pontificado del papa Francisco. Este papa es un enigma. Porque es un hombre que produce atracción y rechazo al mismo tiempo. Atrae y seduce a la inmensa mayoría de la población mundial, sobre todo a las gentes populares. Pero, al mismo tiempo, es motivo de rechazo (a veces patente, a veces camuflado) que curiosamente se produce en aquellos grupos humanos que jamás rechazaron a un papa, hombres de Iglesia y gentes importantes de la economía y la política. Que yo sepa o yo recuerde, esto nunca se vio, tal como ahora lo estamos viendo y viviendo. ¿Qué está pasando con este papa y qué estamos viendo en él?

Lo más claro, lo más evidente, es que el papa Bergoglio es  un hombre popular. Habla como habla la mayoría de la gente. Y su comportamiento es sencillo y popular. Lo que resulta chocante, puesto que, como bien sabemos, no estábamos acostumbrados a ver un papa hacer y decir las cosas que hace y dice este papa. Esto es evidente y, con todos los matices y precisiones que haya que ponerle a este asunto, la cosa es así.

Pero ocurre que el papa Bergoglio, además de un hombre popular, es también un hombre inquietante. Produce, a veces,  intranquilidad, malestar, incluso rechazo y, en no pocos casos,  causa decepción. Pero no en todo el mundo, sino en los grupos que ya he in dicado. O sea, entre los importantes de este mundo, especialmente sin son grupos de gente integrista.

La novità dell’incontro del Papa con la Tavola valdese a Torino non sta nel fatto che egli sia andato a trovare cristiani di altre confessioni e sia entrato in un luogo dove si celebrano altri culti, perché questo lo aveva già fatto quando era andato in visita alla comunità pentecostale di Caserta, o al Fanar di Istanbul o quando nelle Filippine è entrato in un tempio buddista.

La novità non sta neanche nella sua concezione dell’ecumenismo come di un processo di diversità riconciliate che sono accomunate dalla stessa origine ma non tendono all’uniformità, perché questa idea dell’unità della Chiesa l’aveva già espressa più volte.

Ci sono invece quattro novità di alto significato che conviene registrare perché non siano più perdute nel cammino ulteriore della Chiesa.

Francesco e i valdesi. Un incontro storico

«E’ stata la festa di chi per decenni ha lavorato al dialogo tra le due Chiese».‎

E’ il commento a caldo che il valdese Paolo Naso ha fatto della storica visita di papa Francesco nel tempio valdese di Torino ieri  22 giugno.

“E’ stata senz’altro una visita storica, molto significativa per la vita delle due Chiese in cammino verso l’unità. Un momento storico come pochi altri”, ha aggiunto l’autorevole rappresentante valdese, subito dopo l’incontro. “E’ crollato un muro che durava da 800 anni‎, grazie alle parole commosse di perdono di papa Francesco per le responsabilità della Chiesa cattolica nei confronti dei seguaci di Pietro Valdo. Ed è crollato anche perché dall’altra parte è stato accolto con sincerità il fratello Francesco, fratello nella fede in Cristo, come ha detto il pastore Bernardini. Un muro che crolla anche perché da una parte sono state richiamate le responsabilità storiche e dall’altra è stata affermata la volontà di avviare un cammino comune”.

Il Moderatore della Tavola valdese, Bernardini, si è augurato che, anche in prospettiva dei 500 anni dalla Riforma di Lutero nel 2017, si possa giungere a celebrare insieme l’eucaristia.

– Questo è un grande sogno della Chiesa ancora divisa, ma quello che ha commosso, ci ha toccato‎ e fatto riflettere tutti è che il papa non ha evitato la risposta a questa domanda.

In che senso?

– Nel senso che ha raccontato uno straordinario fatto accaduto nella diocesi di Pinerolo la scorsa Pasqua, quando  i valdesi hanno offerto il vino per la comunione dei cattolici e i cattolici il pane per la “cena”dei valdesi. Si tratta della bellissima immagine  di un cammino che ci porta insieme verso la stessa mensa eucaristica, che rimane tuttavia  un cammino ancora incompiuto. Questo racconto del papa per me e’ stato una risposta assolutamente pertinente.

C’è la possibilità che la ricorrenza dei 500 anni dalla Riforma possa essere celebrata insieme tra protestanti e cattolici?

Io ritengo di si, anche se il problema rimane quello del livello al quale potrà avvenire questa celebrazione comune. Da qualche mese mi capita di partecipare a tanti simposi storico-teologici sul 2017, a cui intervengono qualificatissimi rappresentanti del mondo cattolico. A livello alto, dell’intellighenzia, penso che ci sarà un 2017 comune, in  quanto già ci si sta muovendo in questa direzione. Ma la sfida vera sta nel capire se questa comunione nel sentire la Riforma come patrimonio comune si produrrà anche a livello delle comunità locali.

E saranno cancellate per l’occasione le scomuniche?

– Sono apparse definitive le parole di perdono del papa, mentre da parte valdese, come ha affermato il pastore Bernardini, il perdono è stato offerto ormai da tanto tempo‎. Quindi, simbolicamente, in questa storica giornata possiamo dire di aver tirato via le macerie del muro lungo 800 anni.

Raffaele Luise