Oggi nella Chiesa si parla più che in passato della donna, anche se non sempre in modo pertinente. Papa Francesco, nei suoi discorsi, fa notare le molte discriminazioni presenti a suo carico sia nella società che nella Chiesa.Tutto ciò è sicuramente positivo: prendere coscienza del problema è il primo passo per il cambiamento.

All’interno della presa di coscienza del problema, vorrei brevemente riflettere su due temi sui quali, io credo, si tende spesso ad equivocare: la teologia della donna e il problema del gender.

 Sulla teologia della donna

 È un tema di cui si sente parlare frequentemente. Bisogna elaborare una nuova teologia della donna, si dice. Io penso che di questa teologia non ci sia affatto bisogno. Ci è mai venuto in mente di affermare che ci vuole una teologia dell’uomo? E allora perché per la donna? Al di là delle buone intenzioni, un discorso così rischia di relegare ancora una volta la donna magari in una reggia dorata, dove si esalta il suo genio femminile, la si elogia per le sue caratteristiche femminili di tenerezza, di cura ecc. ecc., ma di fatto la si emargina e la si lascia in uno splendido isolamento.

In realtà, non si può parlare della donna e dell’uomo senza pensarli in relazione tra di loro. Il libro della Genesi ci dice che Dio, a partire dalla terra, modellò l’uomo, l’umanità, l’Adam (in ebraico adam indica l’uomo come persona umana, mentre due altre parole vengono usate per indicare l’uomo come maschio e l’uomo come femmina e sono rispettivamente ’is e ’issah). «Dio creò l’uomo – adama sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò». C’è un’unità profonda nella realtà dell’uomo, nella persona umana in quanto tale, ma questa unica realtà si esprime nella polarità femmina e maschio.