Il nuovo libro intervista al maestro Olmi da parte di Marco Manzoni (Bompiani 2015)

 

Domanda: Il teologo  ed esponente del dialogo interreligioso Raimon Pannikar, che hai conosciuto bene, ha detto due frasi che volevo riportarti per chiederti un commento. La prima frase è: “Lo spirito della religione è lo spirito della libertà. La parola religione deriva dal latino religare; lega, ma anche slega, libera”. E la seconda: “Chi non sa piangere, non sa pregare”. Cosa ti evocano queste due immagini di Ramon Pannikar?

OLMI: Molto spesso la religione è vissuta come una sorta di inquadramento dentro una convenzione di comportamenti e di modalità. La religione è configurata in una serie di princìpi, ma se a questi princìpi tu ottemperi solo per spirito di disciplina non è vera religione. un conto è praticare la convivenza civile per disciplina perché sei obbligato a fare così, un conto è praticarla perché hai educato te stesso al piacere di essere rispettoso delle regole. Se ogni volta che sei rispettoso lo fai perché lo decidi tu, e non per disciplina, ecco, questo ti slega. Perché la religione sleghi occorre che chi vive una religiosità la viva dentro di sé, nella propria interiorità. Riguardo all’altra frase di Pannikar a proposito del pianto credo che la gioia ti procura sofferenza nel momento in cui pensi che ti possa essere tolta. Mentre la sperimenti, ogni tanto hai degli istanti in cui dico.”Oddio, speriamo che non mi capiti nulla, che tutto questo continui”.

Il pianto interviene dopo che la gioia ti è stata sottratta e rappresenta il sentimento che ha capito il suo valore ancora più in profondità. Questo non vuol dire che per dare valore alla gioia dobbiamo piangere. No. Però, poiché sappiamo che la gioia ci viene data e ci viene tolta, ne comprendiamo di più il significato nel momento in cui ci viene tolta, quindi nel momento in cui si piange. Pannikar, un amico pieno di gioia. Lo ricordo così: gioioso, festoso. La sua era la gioia dell’innamorato sorpreso dal fatto che l’istante in cui sa di essersi innamorato si accorge di esserlo ancora più di prima. La gioia è proprio questo meccanismo di continua e sorprendente crescita del sentimento d’amore. Qualche volta l’amore viene relegato, come la religione, in una serie di comportamenti e gestualità stereotipati: “Oh, ciao, cara, come va, hai passato bene la giornata?”. “Si, bene”. Sono le regole dettate da un comportamento esteriore che dovrebbe manifestare il sentimento. In realtà, il comportamento continua anche quando il sentimento non c’è più, ed è un’ipocrisia imperdonabile. Ho avuto la fortuna di bisticciare almeno due o tre volte al giorno con mia moglie, ed è il modo per mettere alla prova il nostro sentimento d’amore, che in quarantacinque anni si è viva via trasformato, come il fiume. Anche l’amore nasce come un bambino gioioso, poi man mano trova il suo percorso, procede e alla fine anche il fiume più piccolo diventa il mare. Quindi, pensa che soddisfazione poter arrivare al mare.

 

Estratto dal libro-intervista:  Ermanno Olmi, «Il primo sguardo», a  cura di Marco Manzoni, Bompiani, Milano 2015 (pagg. 31-32)

Prima parte: Conversazioni con E. Olmi. Seconda parte: La poetica di Olmi (schede di tutti i suoi film)

La pubblicazione dell’estratto avviene per gentile concessione di Bompiani Edizioni.