CHE COSA PUÒ VENIRE DI BUONO DA NAZARETH?

Che cosa può venire di buono da Nazareth?

Che cosa può venire di buono da Debrezeit, da Addis Abeba, dai villaggetti africani?

Noi siamo venuti a dare, a portare!

A noi c’è rimasta questa idea che i missionari,  le missionarie

sono quelli che vanno a portare aiuti.

Dovremmo dire ai missionari:

”Quando tornate qui in Europa,riempite gli aerei, riempite le navi,

 portateci vi preghiamo, dei pacchi dono perché stiamo morendo non di fame,

ma morendo di tutti questi grandi valori,

mandateci pacchi dono di speranza, di fiducia, di solidarietà che qui si muore”.

E’ una cosa grande lasciarsi evangelizzare dai poveri,

per portare il lieto annunzio ai poveri,

che non sono stati abbandonati dal Signore.

Il Signore un giorno ci rovisterà il guardaroba,

così come fanno all’aeroporto

per vedere non che cosa abbiamo esportato ma importato, 

che cosa abbiamo preso, ricevuto dagli altri,

quali cose ci portiamo a casa.

Don Tonino Bello

 PER UNO SVILUPPO INTEGRALE SOCIO-ECOLOGICO

DALL’AMERICA LATINA VIE D’USCITA DAL MODELLO DI SVILUPPO  NEOLIBERISTA

Ecco la geniale concomitanza dell’enciclica Laudato Si’, di papa Francesco, teoria per uno sviluppo integrale ecologico-sociale, e del viaggio nelle nazioni del Buen Vivir e del Desarrollo Verde, pratica di un nuovo sviluppo in cui, a partire dagli ultimi, gli Indios e una più umana ed ecologica visione dello sviluppo, si sta tentando di promuovere nuove vie politiche ed  economiche.

Una pratica che ha avuto anche dei momenti istituzionali come le Proposte di Bolivia Ecuador e Paraguay. Per l’incontro Mondiale di Rio+20 dove il Paraguay propone il concetto innovatore di Sviluppo Verde, Desarrollo Verde, in cui si interconnettono aspetti economici (economia verde) aspetti sociali e aspetti ecologico-territoriali e in cui la partecipazione sociale è essenziale.

Buen Vivir o Vivir Bien,[1] è l’espressione usata in America Latina per descrivere alternative allo sviluppo incentrate sulla vita buona in senso lato, termine, quest’ultimo usato anche in Italia con la proposta pastorale della CEI di Educare alla vita buona del Vangelo.[2]

Il termine Buen Vivir è utilizzato attivamente dai movimenti sociali, ed è diventato un termine popolare in alcuni programmi di governo e ha anche raggiunto la sua strada in due nuove Costituzioni: in Ecuador e Bolivia.[3]

I movimenti che si ispirano al ‘buen vivir’ si chiedono se esiste un’alternativa al modello capitalista, se è realizzabile migliorare la vita di miliardi di persone tenute ai margini, se si può coniugare l’economia con la difesa dell’ambiente e se  è possibile sperimentare un nuovo patto sociale e ripensare le forme della rappresentanza.

Dall’America latina all’Asia, all’Africa, a molte comunità e territori del Nord del mondo i conflitti ambientali e sociali hanno creato le condizioni per la formazione di una risposta nuova che, a partire dalla democrazia partecipativa  e dalla responsabilizzazione collettiva, lavora alla costruzione di un nuovo paradigma di civiltà, fondato sul buen vivir,  cioè su una vita in armonia con la natura, della quale tutta la comunità è parte.

Il Buen Vivir può essere considerato  una piattaforma in cui  sono condivise visioni critiche dello sviluppo in sostituzione all’idea e alla cultura stessa di sviluppo, una piattaforma anche in senso letterale, perché fornisce la base su cui muoversi verso alternative politiche ed economiche allo sviluppo.

 

Che cosa può venire di buono dalle periferie geografiche?

Dall’America Latina vie d’uscita per uno sviluppo economico endogeno

Che cosa può venire di buono da quelle che un tempo con disprezzo venivano chiamate le repubbliche delle banane?

Un grande studioso dell’economia latinoamericana e mondiale, Wim Dierckxsens, ci dà  una buona notizia che viene proprio dalla prassi e dal continente latinoamericano, così marcato da persecuzione  e martirio, sintetizzabili nella figura di Romero, ‘martire di un’economia che uccide’.  Egli afferma che: “Con la depressione del XXI secolo entriamo in una crisi di legittimità generalizzata a livello planetario. Il neoliberismo è messo in discussione in America Latina dove si verifica da una decina d’anni un processo di distacco. Nel 2008-2009, ci furono rivolte popolari a causa della carestia nell’Africa sub-sahariana e, nel 2011, ancora una volta, in Somalia, Etiopia, Eritrea e Kenya. Ciò è dovuto, soprattutto, all’aumento dei prezzi dei cereali di base. In Nord Africa, ad eccezione dell’Algeria, scoppiano ribellioni per l’instabilità del lavoro e per l’insicurezza sociale. Tuttavia, le innovazioni tendono a presentarsi di solito dove si sta maggiormente sviluppando la produzione; di conseguenza il futuro si trova nei cosiddetti paesi emergenti.

Da questo punto di vista, l’America Latina ha un ruolo importante da svolgere. L’economia reale si sta trasferendo verso i paesi emergenti.

In termini di potere d’acquisto, questi paesi (paesi non Ocse) rappresentano nel 2011 secondo la rivista The Economist (6 agosto 2011) il 54% del Pil mondiale.

È sorprendente che il 52% delle automobili e l’82% dei telefoni cellulari siano venduti in queste nazioni. Nel 2010 le esportazioni dei paesi emergenti nel loro complesso hanno superato il 50% delle esportazioni mondiali, contro il 27% del 1990; hanno l’81% delle riserve internazionali e solo il 17% del debito pubblico globale. Quei paesi consumano il 60% dell’energia mondiale, il 65% di rame, il 75% di acciaio, il 55% di petrolio.

Il Sud America possiede oggettivamente la massa critica per poter collocarsi come polo sovrano con sviluppo endogeno delle forze produttive.

È l’unico sbocco dal modello neoliberale che hanno i popoli, sebbene non ancora per iniziativa diretta dei popoli.

La crescente integrazione latinoamericana contribuirà a creare un mondo multipolare e potrà agevolare anche l’esaurimento della logica economica esistente.[4]

 

Giuliana Martirani

Note

[1] G.de Marzo, Buen Vivir, Ediesse, 2009.

[2] Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020.

[3] Eduardo Gudynas, ricercatore presso il CLAES (Centro Latinoamericano di Ecologia Sociale) analizza le principali tendenze del discorso sul Buen Vivir in Sud America. Vede nei discorsi più vicini al Buen Vivir una piattaforma politica per diverse visioni alternative allo sviluppo. Il paradosso che lo sviluppo può essere dichiarato defunto e ancora nella fase successiva promosso come l’unica strada percorribile è profondamente radicato nella cultura moderna. Pertanto, qualsiasi alternativa allo sviluppo deve aprire percorsi per andare al di là della cultura occidentale moderna.

[4] W. Dierckxsens, Come salvare i popoli e non i banchieri, Fondazione Guido Piccini “Per i Diritti dell’uomo. Wim Dierckxsens. è sociologo-economista, accademico del Costa Rica e membro dell’Osservatorio Internazionale della Crisi, http://forummediterraneoforpeace.it.forumfree.it/?t=58322386.

 


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