15/05/2013 Città del Vaticano, piazza San Pietro, udienza generale del Mercoledì di papa Francesco

Papa Francesco, a sentire lui, è venuto a fare una cosa tanto improbabile, quanto originale, che per poterla dire si è visto costretto a inventare un termine che non c’era: è venuto per «misericordiare». L’espressione traduce l’espressione latina miserando quale ritorna nel suo motto episcopale, che recita «miserando atque eligendo», in riferimento alla vocazione di Matteo, quando Gesù vede un pubblicano seduto al banco delle imposte, «guardandolo con amore (miserando) e scegliendolo (eligendo)» gli dice: «Seguimi».

Questo è un papa che si inventa le parole. Per esempio, per riferirsi all’ingiustizia che nel mondo ha coniato l’espressione inequidad (inequità), che in spagnolo come tale non esiste. Si tratta di un termine che a suo giudizio suona più capace di injusticia per rappresentare la situazione generalizzata di povertà e discriminazione in cui versa molta parte dell’umanità.

I neologismi servono a Francesco per dar conto di una realtà che sporge oltre alle parole fin qui utilizzate nel linguaggio comune, oppure gli servono per forzare a far nascere una realtà che ancora non c’è e non si vede all’orizzonte, o per suscitare un’attesa e una speranza ancora irrealizzate. È il caso della parola primerear (qualcosa come “primeggiare”), che nello slang di Buenos Aires significa arrivare per primi, acchiappare qualcosa prima degli altri, anticipare l’altro anche a costo di suonargliele prima di essere colpiti; orbene, nel linguaggio di Bergoglio acquista invece una connotazione positiva, significa “precedere nell’amore”. Proprio come fa Dio che ti ama per primo, quanto neanche te lo aspetti.

Un’altra sua espressione che ha conosciuto una straordinaria fortuna è quella di Chiesa «en subida» (in uscita). Soffermiamoci brevemente su diversi riflessi che questa immagine ha assunto nel magistero bergogliano.

* Fuoriuscita da una Chiesa-fortezza che proteggeva i fedeli dalle libertà moderne, per accedere a una Chiesa “ospedale da campo” che si rivolge a chi la cerca, che si prende cura di lui, a prescindere dal suo stato morale o ideologico.

* Uscita da una Chiesa istituzionale, assolutista, autocentrata verso una Chiesa, aperta al dialogo con altre Chiese, altre religioni e altre visioni del mondo.

* Uscita da un modello di Chiesa gerarchica, dispotica, creatrice di disuguaglianze verso un modello di Chiesa-popolo di Dio, che rende tutti fratelli e sorelle: una comunità dalle buone relazioni interne e da un volto non arcigno verso quanti si sentono (ancora) all’esterno di essa.

*Fuoriuscita da una figura di vescovo/presbitero che prevarica sui fedeli verso un’idea di pastore misericordioso della Chiesa che cammina in mezzo alla gente, che porta l’odore di pecore ed è un uomo vero. Anzitutto un uomo.

* Uscita da una Chiesa dove il papa/vescovi sono preoccupati di governare con la rigida disciplina canonica verso un ideale di un vescovo della Chiesa di Roma, che presiede nella carità e solo dopo che diventa papa della Chiesa universale.

* Uscita da una Chiesa imprigionata nel suo dispositivo dottrinale e dalle tradizioni soffocanti verso una Chiesa capace di pratiche sorprendenti e di andare incontro con affetto alle persone al di là della loro appartenenza religiosa, morale e della loro condizione esistenziale.

* Fuoriuscita da una Chiesa fatta di sacro potere, pompa magna e orpelli rinascimentali verso una Chiesa dei poveri, spogliata dai simboli d’onore, serva e portavoce profetica contro ogni logica di accumulo di denaro, contro gli idoli del potere e della sopraffazione dei deboli, dei poveri e degli emarginati.

*Uscita da una Chiesa-equidistante dai sistemi politici ed economici a favore di una Chiesa che si schiera dalla parte delle vittime, che parla ai poveri e va loro incontro, li abbraccia e li difende con la tenerezza, la pazienza e la dedizione.

* Fuori da una Chiesa che si autoincensa, soltanto preoccupata di ribadire ordine, rigore e disciplina verso una Chiesa che riconosce di essere soltanto “relativa” di fronte all’assolutezza della croce del Signore Gesù, morto per la salvezza di tutti, nessuno escluso.

* Uscita da una Chiesa che predilige le èlites, i notabili del mondo cattolico, i cristiani obbedienti e devoti verso una Chiesa che si prodiga per i samaritani, i pubblicani e le prostitute «che – ci è stato detto – ci precederanno nel Regno dei Cieli».

* Fuoriuscita da una Chiesa che si contrappone al mondo, verso una Chiesa che si prende cura dell’ambiente, dell’ecologia e del futuro della nostra casa comune, la nostra Madre Terra.

* Infine fuori da una Chiesa severa, sempre sicura di sé, che si prende troppo sul serio, verso una Chiesa mite, che “abita le domande” degli uomini, delle donne e delle famiglie e soprattutto che prende sul serio il Signore Gesù e il suo vangelo della misericordia.

Marco Vergottini


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