Lux lucet in tenebris

Intervista a Paolo Naso (a cura di Raffaele Luise)

 

Paolo Naso, sono sconcertato. Davvero i valdesi rifiutano la richiesta di perdono del Papa per gli ottocento anni di persecuzioni inflitte loro dalla chiesa cattolica?

Assolutamente no. Il senso del messaggio del Sinodo valdo-metodista, e quindi della massima autorità della chiesa valdese, è che tutti, cattolici e evangelici, debbono chiedere il perdono di Dio. In questo senso non c’è affatto una chiusura rispetto alle parole e ai gesti di papa Francesco, ma, al contrario, c’è l’incoraggiamento e la disponibilità a scrivere insieme una nuova storia delle relazioni tra le nostre chiese. È questo il cuore del messaggio, e ci stupisce e ci preoccupa che non sia stato colto da alcuni osservatori che invece hanno preferito interpretare una risposta di apertura e di fraternità come un “niet” indispettito e polemico”.

Ma quali parole del messaggio del Sinodo si sono prestate a un tale grave fraintendimento?

‎Non lo so, ma posso immaginare che qualcuno ‒ non certo la stampa cattolica ‒ non abbia capito quel passaggio in cui il Sinodo scrive che i valdesi di oggi non possono sostituirsi a quanti hanno pagato col sangue la fedeltà alla loro fede, né possono perdonare al posto loro.

Ma questo è del tutto ovvio. Si tratta di una questione di buon senso prima che teologica. Nel senso che le vittime e i carnefici delle persecuzioni del passato, dal momento che sono morti, sono affidati al perdono di Dio‎?

È chiaro. Ma in un orizzonte più largo, tutte le chiese e tutte le religioni hanno responsabilità gravissime nell’aver combattuto e ucciso nel nome di Dio. Per questo, tutte devono chiedere perdono e per questo tutte sono chiamate a una conversione. Non a caso il testo inviato al Papa si conclude con la citazione di un celebre versetto dell’Apocalisse, in cui si afferma: «Ecco io faccio nuova ogni cosa».

Si è trattato, quindi, di una tempesta scatenata attorno al misunderstanding di un’ovvietà?

Sì, certo. È un’ovvietà, come lei ricordava, che la parola del perdono compete a chi ha subito persecuzioni e violenze, non ai loro eredi storici. ‎Agli eredi storici compete un altro impegno: quello di scrivere ‒ come hanno fatto papa Francesco e il Sinodo ‒ una nuova storia guidati insieme dall’azione dello Spirito Santo.

ABOUT THE AUTHOR

Redazione

You must be logged in to post a comment.