Immagine San Francesco

[Intervista di Raffaele Luise a S. E. mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi]

«Nella sua sintesi straordinaria dei diversi saperi della modernità, l’enciclica Laudato Si’ può costituire un “tavolo dialogico” con persone di tutte o di nessuna religione, non solo in tema ecologico, ma sul tema stesso della fede». Lo afferma il vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino in un suo commento all’enciclica di papa Francesco.

In cosa consiste, monsignor Sorrentino, il valore primo della Laudato Si’?

  • Al centro c’è la riscoperta del creato come dono di Dio e casa comune di tutte le creature. Due dimensioni che aiutano l’uomo moderno a superare lo spirito di puro possesso della natura e ‎quell’antropocentrismo radicale che in definitiva hanno generato sia il grido della Terra sia il grido dei poveri che l’enciclica fa propri. A questi atteggiamenti il papa contrappone una nuova visione che fa perno sull’ascolto, sull’accoglienza e sulla custodia.

Un cambiamento radicale di atteggiamento nei confronti del creato e dei poveri?

  • Sì, e in questo papa Francesco fa appello sia alla ragione che alla fede, mostrando direi quasi in modo operativo quanto la fede aiuti lo sguardo della ragione, in una sintesi ‎ culturale che sa collegare in profondità le ragioni tecno-scientifiche della difesa dell’ambiente con una potente teologia della creazione e con le ragioni politiche ed economiche della difesa dei poveri e degli scartati. Una nuova sintesi che pone e richiede una vera e propria “conversione‎ ecologica”.

Il papa è stato accusato di essere antimoderno, per via della sua critica ad un approccio esclusivamente tecnologico nella soluzione dei problemi ambientali e dell’inequità sociale.

  • Mi sembra, invece, che l’enciclica rappresenti un potente sguardo verso la costruzione del futuro. In essa papa Francesco distingue la tecnologia, che è un valore, dalla tecnocrazia, che è un paradigma aggressivo e distruttivo sia della natura che delle società umane. Dalla tecnologia possiamo guadagnare molto, dalla tecnocrazia dobbiamo, invece, difenderci.

Ma il papa, nella sua condanna di un’inequità economica e sociale che scarta milioni di persone, è stato accusato di essere comunista.

  • È un’accusa semplicemente risibile. Il papa non fa altro che riprendere il vangelo, per di più con lo sguardo stesso di Francesco, il santo della fraternità creaturale universale. Sarebbe come dire, e nessuno ha mai osato tanto, che il Poverello di Assisi sarebbe un comunista. Questa è un’offesa non solo al papa e a san Francesco, ma anche alla semplice ragione.

So che lei ha una devozione speciale per il Cantico di frate sole.

  • Sì, e lo dico con molta semplicità. È da quando mi sono insediato come vescovo di Assisi, circa dieci anni fa, che ogni mattina, per un insopprimibile moto dell’anima, ‎canto il Canticum creaturarum del santo che proprio qui nell’arcivescovado fece la celebre spoliazione, e dove venne anche papa Francesco il 4 ottobre di due anni fa. E questo canto è per me come un esercizio di apertura al contatto con l’intera realtà. Come uno sguardo sul creato che riempie il cuore e dilata immensamente il respiro. Il Cantico è una ripresa biblica dell’amore, in cui san Francesco non solo verticalizza lo sguardo‎ della lode, ma lo orizzontalizza sostando sulla bellezza universale di ogni creatura con il suo sapore e il suo intrinseco valore. Francesco d’Assisi è davvero modernissimo e la sua profezia brilla ancora davanti a noi. Come ha ben compreso Francesco di Roma.

a cura di Raffaele Luise

 

 

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