Conceptual symbol of a green Earth globe with multiracial human hands around it. Isolated on white background. Unity and world peace concept.

 

Rosino Gibellini

 

L’enciclica sull’ecologia (Pentecoste 2015) di papa Francesco inizia poeticamente e teologicamente con l’invocazione francescana «Laudato si’, mi’ Signore», ed esprime il tema con coinvolgente espressività «sulla cura della casa comune».

Si divide in sei capitoli per 246 paragrafi, che ripercorriamo con brevità essenziale.

  1. Il primo capitolo è descrittivo della crisi ecologica, o ambientale, e raccoglie i dati delle varie analisi note all’opinione pubblica. La parola che interviene è quella di inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’atmosfera. Non si può essere indifferenti: «Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettono di isolarci, e per ciò stesso non c’è nemmeno spazio per la globalizzazione dell’indifferenza» (52). E si conclude con una osservazione teologica: «Se lo sguardo percorre le regioni del nostro pianeta, ci si accorge subito che l’umanità ha deluso l’attesa divina» (61).
  2. Il secondo capitolo è il capitolo teologico, che svolge una teologia ecologica, proponendo con forza l’idea di un Creatore. La teologia ecologica è espressa come «il Vangelo della creazione». Il mondo esiste per l’atto creativo di Dio. Esso non è un cosiddetto “colpetto iniziale”, secondo l’espressione usata dal deismo per descrivere l’inizio del divenire del mondo, ma è da intendere nella linea dell’immanenza della Trascendenza al mondo: l’atto creativo è genesiaco; inoltre è continuo per sostenere l’essere e il divenire del mondo; ed è aperto escatologicamente a un “destino di pienezza”, espresso nella formula: “Dio tutto in tutti” (1 Cor 15,28). Su questa dimensione si riconosce che ha portato il suo contributo il paleontologo francese Teilhard de Chardin. Forse, è la prima volta che il controverso scienziato è presente ufficialmente in una Enciclica.