15/05/2013 Città del Vaticano, piazza San Pietro, udienza generale del Mercoledì di papa Francesco

«Il ritorno a Cristo e al Vangelo è stato il filo conduttore del discorso che il Papa ci ha rivolto. Nel ripensare la dimensione di una Chiesa, che come ha ricordato Francesco è ‘semper reformanda’, è necessario ripartire dal principio che ci costituisce, ci fa Chiesa e ci rigenera». Ad affermarlo è Serena Noceti, docente di teologia sistematica alla Facoltà teologica dell’Italia centrale, vicepresidente dell’Associazione teologica italiana (Ati) e delegata al 5° Convegno nazionale ecclesiale di Firenze.

Il cuore del Vangelo

«Questo principio che ci riforma, come ha sottolineato Francesco è la Parola di Gesù» ricorda la teologa. «Dunque non è una dottrina, ma una realtà e un farsi carne che possiamo contemplare. E lo sguardo è stato rimandato al giudizio finale e alla carne di Cristo segnata dalla passione, la carne di un uomo che si è fatto vicino a noi. È stato il cuore del Vangelo a risuonare tra le volte di S. Maria del Fiore, ribadito con parole intense, ma comprensibili per tutti, vicine».

“Farsi carne”

L’umanesimo cristiano – ha spiegato Francesco a Firenze, prendendo spunto dal tema del Convegno della Chiesa italiana, – ha i tratti dei sentimenti di Gesù: umiltà, disinteresse e beatitudine. «Vuol dire – spiega la Noceti – ripartire da quello sguardo sul mistero di Cristo che la Lettera ai Filippesi in particolare ci presenta. Questo ‘stare nella carne’, vivere fino in fondo il processo dell’abbassarsi. Per comprendere, come ha detto il Papa, che la Gloria di Dio non coincide con la nostra sovraesaltazione o il nostro porci al centro».

«Importante poi – nel discorso papale – questa triparatizione: umiltà, disinteresse, beatitudine, che costituisce una critica radicale a quelle forme di narcisismo e autocompiacimento, quella logica della ricerca del successo, che sembra invece la parola d’ordine nel contesto attuale. Direi che alla Chiesa – aggiunge la Noceti – è richiesta soprattutto la prospettiva del ‘farsi carne’. Invito che assume anche un sapore critico nei confronti di uno stile che invece spesso si concentra sull’affermazione personale, l’affermazione di un tornaconto o ancora un’allegria che non ha la radice, la semplicità e la forza della vera beatitudine evangelica, quella dei poveri di spirito».

Le due tentazioni

«La lettura poi delle due tentazioni, dalle quali ha messo in guardia la Chiesa italiana: pelagianesimo e gnosticismo, è stata estremamente lucida», aggiunge la prof. Noceti.  «Questi due poli, quello della sicurezza individuata nella norma e nel conservatorismo, nella progettazione astratta, e quello del soggettivismo di base, della chiusura in se stessi, sono i veri due mali della Chiesa italiana, ma direi anche della cultura italiana. Sono due modelli soteriologici, quindi di salvezza, che rimandano a due modelli di relazione con Dio e con le persone».

Un popolo di santi e esploratori

«È stato bello che il Papa abbia contrapposto a questi due rischi due prospettive che corrispondono allo stile della presenza cristiana in Italia: quella degli esploratori e quella dei santi», aggiunge la Noceti. «Mi è piaciuta questa immagine dell’esploratore capace di pensare e cercare luoghi diversi nei quali dobbiamo confrontarci con la fragilità e l’incertezza. Poi la dimensione della santità non pensata come lontana dalla nostra vita, ma legata a processi di immanenza, incarnazione. Dobbiamo ascoltare lo Spirito e superare l’individualismo immergendoci nella realtà». «Per il Papa la riforma della Chiesa ‒ conclude la teologa ‒ è soprattutto un appello alla conversione rivolto a tutti noi, non solo alle strutture ecclesiali».

(Fabio Colagrande)

 Fonte: http://it.radiovaticana.va/news/2015/11/11/il_papa_a_firenze_noceti,_invito_a_tornare_al_vangelo/1186033