Nell’ottobre di quest’anno è uscito per i tipi di Garzanti, Testimone della Misericordia. Il mio viaggio con Francesco, un libro-intervista a cura di Raffaele Luise al Cardinale Walter Kasper, fedele collaboratore del pontefice e ispiratore del tema della misericordia, vero fulcro dell’intero magistero di papa Bergoglio. Proponiamo un breve stralcio della conversazione, tratto dalle pagine 43 e 44.

 

R. Luise – Parliamo dei suoi rapporti con papa Francesco, cardinale Kasper. E indubbio che siete legati da una profonda sintonia.

W. Kasper – Ho conosciuto Bergoglio prima che diventasse papa, quando sono stato a Buenos Aires. Mi avevano raccontato del suo rapporto con il clero, della sua prossimità e della sua affabilità con i poveri delle borgate povere, le Villas miserias, e, conoscendolo di persona, ne avevo ricavato un’impressione di forte simpatia. Poi l’ho rivisto durante le Congregazioni generali prima del conclave, e numerose volte da pontefice. E una persona che possiede una buona teologia, e non è affatto un buonista, ma un uomo che ha sviluppato un ‘ampia pratica spirituale e pastorale, prima come provinciale dei gesuiti e poi come vescovo. Conosce in profondità la vita e i problemi degli uomini e ha una straordinaria empatia per le persone, che si sprigiona immediatamente in ogni incontro. Ci lega una profonda visione della Chiesa e un’altissima considerazione per la centralità della misericordia. Ma io non mi considero il teologo del papa, come alcuni dicono. Si tratta piuttosto di una vicinanza spirituale e anche teologica, perché molti aspetti dell’ecclesiologia che mi erano cari ora li ritrovo praticati da Francesco. E per me emozionante, sul finire della mia carriera, vedere che papa Francesco provi a realizzare alcune idee che ho profondamente meditato e ardentemente desiderato. E così mi sento spiritualmente e umanamente molto vicino a lui, soprattutto nella preghiera, che Francesco non smette mai di chiedere per la sua missione: voglio sostenere anche con l’orazione il suo immenso sforzo di riforma della Chiesa e del papato. Un’impresa che richiede in grande coraggio e la capacità di dire anche cose molto scomode. E lui è un riformatore coraggioso.

R. Luise – E anche molto determinato.

W. Kasper – Sì, anche molto determinato, questo è chiaro. È un gesuita. Papa Francesco lo si può comprendere soltanto a partire dalla spiritualità ignaziana. Non è uno che torna indietro, ma prima si concede del tempo per la decisione, e ascolta davvero gli altri.


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