PREGARE PER IL PAPA

BY 25 dicembre 2015 Articoli

Gesù Bambino

di Giuseppe Grampa

 

Papa Francesco non si stanca, a conclusione di ogni suo intervento pubblico, di chiedere preghiere per lui. La richiesta, che a qualcuno poteva e può sembrare come un pio devozionalismo, è stata avvalorata in pienezza dagli ultimi ‘voli di corvi’ sul Vaticano. Papa Francesco non sta facendo un’operazione di “cosmesi” superficiale nella vita della Chiesa e nell’organizzazione del suo governo centrale, ma un’azione profonda di cambiamento e di conversione. Questo suo impegno tenace ed esemplare non ha mancato di sollevare incomprensioni ed opposizioni crescenti.

Il Papa avverte che il nuovo corso richiede – prima che provvedimenti organizzativi e attuativi – radicale conversione del cuore. La preghiera che sollecita con insistenza è perché ci si renda conto tutti che siamo di fronte ad un impegno di natura anzitutto spirituale, di cambiamento della mentalità, delle abitudini e delle scelte esistenziali, il cui successo dipende dall’apertura degli uomini all’azione dello Spirito Santo. Sta in questa visione di fede la ragione profonda della sua insistenza nel domandare preghiere per sé e per la Chiesa.

“Pregate per me” è il suo invito costante, perché  solo la preghiera e  l’ascolto della Parola danno vita, rinnovano ed indicano la strada.

I recenti fatti di infedeltà, leggerezza, tradimento di fiducia, irresponsabilità dimostrano che c’è bisogno di tanta conversione interiore prima che di cambiamenti organizzativi. Ed ha fatto bene il Papa a procedere con fermezza, a denunciare con prontezza le derive di taluni collaboratori infedeli.

Niente di nuovo sotto il sole di Roma, ma la Chiesa non si cambia con gli opportunismi, i compromessi, le connivenze con il male, le ambizioni di carriera, ma con la preghiera e il digiuno, dice il Vangelo. Digiuno che è rigore, che è risparmio, che è trasparenza, che è lealtà contro ogni ambizione  e cospirazione.

Papa Francesco vuole una Chiesa aperta, in uscita sulle strade del mondo, fedele al Vangelo, non arroccata nei salotti degli intrighi e dei privilegi. Incontra ostacoli ed opposizioni, ma non desiste e dimostra che la misericordia non è sterile, infecondo buonismo, ma passione, amore, conversione, generosità ed eroismo. La misericordia richiede anche la potatura dei tralci che non portano frutto perché la vita della Chiesa possa produrre uva, non spine o solo foglie. Taluni pensano che tale denuncia dei comportamenti illeciti e incoerenti con lo stile evangelico sia controproducente  e dicono: Io conosco tanti preti, tanti vescovi, tante suore che vivono poveramente, davvero al servizio dei fratelli. Questa è la Chiesa!

Che grazia questa straordinaria ricchezza di dedizione, servizio, condivisione fino al dono della propria vita. Certo, questa è la Chiesa che ha nella ‘santità popolare’, come amava dire il cardinale Martini il suo tesoro più prezioso, la perla di inestimabile valore. Ma non bisogna chiudere gli occhi di fronte a tanti o pochi esempi di infedeltà. Riconoscerli non è segno di minor amore per la Chiesa, al contrario.

Preghiamo per Papa Francesco e sosteniamolo nella sua opera di rinnovamento. A Lui e a tutti voi, cari lettori, l’augurio per il Natale del Signore e il nuovo anno.

 

Editoriale de «IL SEGNO» – mensile dell’Arcidiocesi ambrosiana – dicembre 2015


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