papa-russo-light-674x1024

 

don Sergio MERCANZIN

 

Alcune sere fa mi sono trovato a presentare il romanzo «Il destino del papa russo» di Mauro Mazza – giornalista e scrittore – nella sede del prestigioso Museo Crocetti sulla via Cassia a Roma.

Questo suo secondo romanzo, che si legge davvero d’un fiato, racconta del conclave dopo papa Francesco, che elegge non un cardinale, ma il vescovo russo cattolico di San Pietroburgo che diventa papa Metodio.

Coetaneo, concittadino e amico di Putin, il papa russo si avvale di questa amicizia e della propria nazionalità per procedere finalmente ad adempiere la richiesta della Madonna di Fatima di consacrare la Russia al suo cuore immacolato, non più contro o senza ma con la Chiesa ortodossa russa.

La consacrazione diventa quindi una tappa importante verso l’unità delle due Chiese, la cattolica e la ortodossa.

Ci sono però poteri forti e occulti che tramano contro papa Metodio, al punto che…, finale che naturalmente non anticipo e non svelo.

Non avevo alcuna idea del pubblico che mi aspettava. Era un pubblico decisamente conservatore.

Al momento del dibattito, l’argomento primo, anzi unico, più ancora del romanzo, è stato papa Francesco, visto da diverse angolazioni … una più critica dell’altra.

Accusato di ridicolizzare la maestà papale, di smantellare il Credo, di dividere la Chiesa, ecc. Una delle sue frasi contestate di più era la famosa e per molti famigerata: chi sono io per giudicare?

Proprio da quella sono partito. Chi sono io per giudicare il papa?

Non è stato eletto dalla maggioranza dei cardinali, il suo più misterioso e importante elettore

non è stato forse lo Spirito Santo? E non è forse proprio papa Francesco il leader mondiale senza confronto al di sopra di tutti? Non lo dice solo Scalfari!

Io mi tengo il papa che ho, da Pio XII, a Francesco, nessuno escluso, né Paolo VI che ho amato, né papa Benedetto, che ritengo un santo. E ne ho qualche prova. Così farò con il prossimo papa, chiunque sia.

E se il papa dice o fa qualcosa che non mi va, non è forse una grazia o comunque una opportunità per rinnovare il mio repertorio di idee, concetti, convinzioni?

Non è cattolico, qualcuno ha detto. È vero, non è cattolico, è cristiano!

Come mi ha detto un amico buddista, appena eletto Francesco: «Complimenti, don Sergio, ce l’avete fatta dopo duemila anni a mettere un cristiano in Vaticano!»

Comunque la serata è finita bene.

Mi sono preso qualche applauso e qualche privato riconoscimento. Quello che è stato più apprezzato? La mia venerazione e il mio amore per papa Francesco.

Facile l’una e l’altro quando ti senti, come io mi sento, non solo un prete qualunque davanti al suo papa, ma un pigmeo davanti a un gigante!


ABOUT THE AUTHOR

Redazione

You must be logged in to post a comment.