Card. Kasper

 

 

 Si illumina il cardinale Kasper quando gli chiedo del viaggio “luterano” di papa Francesco. Sul volto il sorriso di chi ha visto realizzarsi un sogno. Un sogno che il cardinale tedesco ha contribuito potentemente a costruire nei lunghi anni al vertice del Pontificio Consiglio per il dialogo ecumenico. 
     Kasper: «È stato un evento storico questa prima celebrazione insieme ai Luterani dell’anniversario della Riforma di Martin Lutero, che in passato è stato sempre vissuto tra le polemiche e in un clima di contrapposizione. A Lund abbiamo potuto ammirare con emozione il carisma di questo Papa che non si limita a parlare del dialogo ecumenico, ma lo pratica con una tale intensità di rapporti umani da mandare in soffitta definitivamente le antiche critiche del monaco agostiniano al papa additato come Anticristo. Ancora una volta Francesco ci ha mostrato che l’ecumenismo si costruisce edificando rapporti di fiducia e di amicizia. In Svezia il Papa ha dato un impulso importantissimo al risveglio del movimento ecumenico, che nel decennio scorso aveva segnato il passo. E questo è di fondamentale importanza, anche se da un punto di vista strettamente teologico possiamo dire che non è cambiato nulla, perché la Dichiarazione congiunta, che pure ha finalmente riconosciuto il grande dono spirituale e teologico rappresentato dalla Riforma di Lutero, ha praticamente ripreso la Dichiarazione di Augsburg del 1999 sulla giustificazione, che è stata una pietra miliare sul cammino ecumenico, ma che non ha purtroppo prodotto molti frutti concreti. Questo cammino va ora continuato, ed è stato molto importante che a Lund si sia progettata una Dichiarazione cattolico-luterana su “Chiesa, Eucaristia e Ministero”, che richiederà due tre anni, e che è stata in qualche modo già preparata da una Commissione della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti che ha elaborato una sintesi di tutti i dialoghi tra cattolici e luterani prodottisi su questo tema negli ultimi due decenni. Per quanto riguarda la prossima Dichiarazione possiamo sperare se non in un consenso pieno almeno in un accordo abbastanza ampio sui nodi cruciali del primato petrino e dell’ospitalità eucaristica. Ci auguriamo che quel Documento giunga finalmente a conclusioni concrete e non si limiti a mere dichiarazioni. Se lo aspettano le genti della Riforma, sia i luterani che i cattolici della mia Germania e dei Paesi del centro-nord ma anche dell’est Europa. Soluzioni che tocchino la vita concreta della Chiesa e delle Chiese, soprattutto per quanto riguarda l’Eucaristia. Lund rappresenta una novità nella storia ecumenica, anche se non è un evento isolato, che offre un impulso a procedere sul cammino dell’ unità effettiva e  conferisce una nuova speranza in tanti ambienti ecclesiali dove negli ultimi tempi si era radicato un diffuso scetticismo».

     – Dunque, Lund ha contrassegnato un grande evento ecumenico, che esige ora concrete decisioni teologiche e dottrinali?
     Kasper: «Sì. Non ci si poteva aspettare di più. Le decisioni teologiche non si possono prendere in una assemblea liturgica. Prima viene il grande gesto che apre o accelera un cammino, poi segue il consolidamento teologico e dottrinale. Ma questo richiede tempo. È come in una sinfonia con i suoi “tempi” diversi, adagio, andante, largo. Ed ora spero che possiamo entrare in un presto o in un allegro per giungere a un finale trionfale, magari anche attraverso dissonanze, che si sciolgono soltanto alla fine».

     – Dopo l’inverno o, se vuole, l’autunno ecumenico, con questo Papa, che mostra di stare già in un nuovo clima ecumenico, si accenna una nuova primavera nel rapporto tra i diversi modi di essere Chiesa delle confessioni cristiane?
     Kasper: «Speriamo. Ma non dimentichiamo che anche in inverno il seme cresce. Abbiamo lavorato in questi anni, anche se non si è visto molto frutto. Ma il ghiaccio poi si scioglie… E in modo speciale con questo papa dalla straordinaria capacità pastorale, che a Lund ha ripetuto che non si può lasciare l’ecumenismo nelle mani degli esperti ‒ il cui lavoro rimane importante ‒ ma che tutti siamo chiamati a contribuire a questo cammino, che è cammino del popolo di Dio nel suo complesso. Un ruolo centrale in questo dinamismo di prossimità lo riveste la cooperazione delle diverse Chiese di fronte alle sfide cruciali del nostro cambiamento d’epoca, sia sociali che politiche e culturali, in primis riguardo al fenomeno delle migrazioni. Una prossimità che ha raggiunto un livello molto alto con l’ecumenismo del sangue, soprattutto in Medio Oriente e in Africa; sangue che è seme di nuova comunione tra i cristiani. Ma decisivo rimane il ruolo della preghiera, e della preghiera comune, che anche a Lund si è manifestata come il cuore stesso dell’ecumenismo, poiché è partecipazione alla preghiera stessa di Gesù: ut unum sint».

     – Anche a Lund Francesco ha ripetuto con forza che è più ciò che ci accomuna come cristiani che quanto ci divide. Tanto più risalta la ferita della mancata condivisione eucaristica tra i cattolici e i luterani.
     Kasper: «Forse in Italia è meno sentita questa ferita, ma non in Germania e in tanti Paesi dove cattolici e protestanti vivono insieme, gli uni accanto agli altri. Noi vogliamo che condividano anche l’Eucaristia, non possiamo accettare che si dividano proprio nell’atto, nel momento centrale della vita cristiana. Credo sia possibile prevedere che in situazioni particolari il diritto canonico consenta la condivisione dell’Eucaristia, soprattutto nei casi delle famiglie e dei matrimoni misti».

     – Il Papa a Lund ha riconosciuto, come del resto la maggioranza degli storici sia protestanti che cattolici, che la Riforma luterana con la conseguente divisione prodottasi all’interno della Chiesa d’Occidente, non sia dovuta tanto alla volontà di riforma di Lutero quanto alla volontà di uomini di potere dentro e fuori la Chiesa. Il valdese Paolo Ricca, e con lui molti protestanti, sostiene in definitiva che la Riforma cinquecentesca abbia favorito la nascita di un nuovo modo di essere Chiesa.
    Kasper: «Sì, il Papa ha ragione. Ma oggi la situazione è totalmente cambiata rispetto al Cinquecento: non ci sono più né Principati né il Sacro Romano impero, e il Papato si è profondamente rinnovato. Ma ciò nonostante, e per merito soprattutto di Francesco, la riforma della Chiesa è ancora in corso. Oggi la situazione è nuova, soprattutto perché il Concilio Vaticano II ha riaffermato il valore del sacerdozio comune di tutti i fedeli e ha riconosciuto pari dignità ai laici, obbligando la Chiesa istituzionale a servire e ad ascoltare il fedele popolo di Dio. Ed è più vivo il desiderio della cooperazione e della convivenza tra protestanti e cattolici, mentre in diversi Paesi è comune anche il desiderio di cambiare certe regole ecclesiastiche, come quelle relative alla condivisione eucaristica. Lo stesso cardinale Koch ha riconosciuto a Lund che questa oggi è questione non solo dottrinale ma pastorale».

     – Si può dire che si è aperta la via che dalla Riforma conduce alla riforma della Chiesa e delle Chiese?
     Kasper: «Lo stesso Lutero non voleva una nuova Chiesa ma il rinnovamento di tutta la Chiesa, rinnovamento che noi oggi chiamiamo evangelizzazione. Per colpa delle due parti siamo poi arrivati alla divisione. Ma oggi è divenuto chiaro che il fondamento dell’ecumenismo è quello di partire non da quanto ci divide bensì dal tanto che abbiamo in comune. Soltanto in questo modo possiamo affrontare e risolvere i problemi che ancora ci dividono. È questo il nuovo approccio ecumenico che ci ha fatto fare passi da gigante rispetto agli anni della mia giovinezza, quando tra cattolici e protestanti correvano solo parolacce e condanne reciproche. Questo nuovo approccio si rende tanto più necessario oggi che nell’ Europa centro-settentrionale ed orientale i cristiani praticanti sono diventati minoranza. In questa nuova situazione siamo chiamati a testimoniare e a lavorare insieme, uniti dallo stesso impulso missionario. Non possiamo più permetterci di essere nemici, possiamo essere soltanto amici».

     – Perché allora molti, dentro e fuori la Chiesa, hanno criticato il papa?
     Kasper: «Perché non hanno capito. Francesco non ha festeggiato la divisione, ma ci ha detto che possiamo fare festa con i protestanti perché i fondamenti della fede cristiana sono rimasti stabili, e su di essi possiamo costruire un solido ponte. Possiamo festeggiare la comune eredità cristiana e ringraziare Dio per il grande riavvicinamento realizzato in questi decenni. Non dobbiamo dimenticare che l’ecumenismo è un dono dello Spirito Santo alla Chiesa, come dice il Vaticano II. E questa ricerca dell’unità nella diversità, questa riconciliazione delle differenze possiamo ben festeggiarle».

[Intervista a cura di Raffaele Luise]

 

 


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