Papa cardinali

 

 

Sono principalmente dodici: individualità; pastoralità; missionarietà; razionalità; funzionalità; modernità; sobrietà; sussidiarietà; sinodalità; cattolicità; professionalità; gradualità.

1- Individualità (Conversione personale)

Torno a ribadire l’importanza della conversione individuale senza la quale saranno inutili tutti i cambiamenti nelle strutture. La vera anima della riforma sono gli uomini che ne fanno parte e la rendono possibile. Infatti, la conversione personale supporta e rafforza quella comunitaria.

Esiste un forte legame di interscambio tra l’atteggiamento personale e quello comunitario. Una sola persona può portare tanto bene a tutto il corpo o potrebbe danneggiarlo e farlo ammalare. E un corpo sano è quello che sa recuperare, accogliere, fortificare, curare e santificare le proprie membra.

2- Pastoralità (Conversione pastorale) 

Richiamando l’immagine del pastore (cfr Ez 34,16; Gv 10,1-21) ed essendo la Curia una comunità di servizio, «fa bene anche a noi, chiamati ad essere Pastori nella Chiesa, lasciare che il volto di Dio Buon Pastore ci illumini, ci purifichi, ci trasformi e ci restituisca pienamente rinnovati alla nostra missione. Che anche nei nostri ambienti di lavoro possiamo sentire, coltivare e praticare un forte senso pastorale, anzitutto verso le persone che incontriamo tutti i giorni. Che nessuno si senta trascurato o maltrattato, ma ognuno possa sperimentare, prima di tutto qui, la cura premurosa del Buon Pastore». Dietro le carte ci sono persone. L’impegno di tutto il personale della Curia deve essere animato da una pastoralità e da una spiritualità di servizio e di comunione, poiché questo è l’antidoto contro tutti i veleni della vana ambizione e dell’illusoria rivalità. In questo senso il beato Paolo VI ammonì: «Non sia pertanto la Curia Romana una burocrazia, come a torto qualcuno la giudica, pretenziosa ed apatica, solo canonistica e ritualistica, una palestra di nascoste ambizioni e di sordi antagonismi, come altri la accusano; ma sia una vera comunità di fede e di carità, di preghiera e di azione; di fratelli e di figli del Papa, che tutto fanno, ciascuno con rispetto all’altrui competenza e con senso di collaborazione, per servirlo nel suo servizio ai fratelli ed ai figli della Chiesa universale e della terra intera».

3- Missionarietà (Cristocentrismo)

È il fine principale di ogni servizio ecclesiastico ossia quello di portare il lieto annuncio a tutti i confini della terra, come ci ricorda il magistero conciliare, perché «ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; ugualmente, le buone strutture servono quando c’è una vita che le anima, le sostiene e le giudica. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico, senza fedeltà della Chiesa alla propria vocazione, qualsiasi nuova struttura si corrompe in poco tempo».

4- Razionalità

Sulla base del principio che tutti i Dicasteri sono giuridicamente pari tra loro, risultava necessaria una razionalizzazione degli organismi della Curia Romana, per evidenziare che ogni Dicastero ha competenze proprie. Tali competenze devono essere rispettate ma anche distribuite con razionalità, con efficacia ed efficienza. Nessun Dicastero, dunque, può attribuirsi la competenza di un altro Dicastero, secondo quanto fissato dal diritto, e d’altra parte tutti i Dicasteri fanno riferimento diretto al Papa.

5- Funzionalità

L’eventuale accorpamento di due o più Dicasteri competenti su materie affini o in stretta relazione in un unico Dicastero serve per un verso a dare al medesimo Dicastero una rilevanza maggiore (anche esterna); per altro verso la contiguità e l’interazione di singole realtà all’interno di un unico Dicastero aiuta ad avere una maggiore funzionalità (ne sono esempio i due attuali nuovi Dicasteri di recente istituzione).La funzionalità richiede anche la revisione continua dei ruoli e dell’attinenza delle competenze e delle responsabilità del personale e conseguentemente l’effettuazione di spostamenti, di assunzioni, di interruzioni e anche di promozioni.

6- Modernità ‎(Aggiornamento)

Ossia la capacità di leggere e di ascoltare i “segni dei tempi”. ‎ In questo senso, «provvediamo sollecitamente a che i Dicasteri della Curia Romana ‎siano conformati alle situazioni del nostro tempo e si adattino alle necessità della Chiesa universale». Ciò era richiesto dal Concilio Vaticano II: «I Dicasteri della Curia Romana siano organizzati in modo conforme alle ‎necessità dei tempi, dei paesi e dei riti, specialmente per quanto riguarda il loro numero, il loro ‎nome, le loro competenze, i loro metodi di lavoro ed il coordinamento delle loro attività». ‎

7- Sobrietà

In questa prospettiva sono necessari una semplificazione e uno snellimento della Curia: accorpamento o fusione di Dicasteri secondo materie di competenza e semplificazione interna di singoli Dicasteri; eventuali soppressioni di Uffici che non risultano più rispondenti alle necessità contingenti. Inserimento nei Dicasteri o riduzione delle commissioni, accademie, comitati ecc., tutto in vista della indispensabile sobrietà necessaria per una corretta e autentica testimonianza.

8- Sussidiarietà

Riordinamento di competenze specifiche dei diversi Dicasteri, spostandole, se necessario, da un Dicastero ad un altro, per raggiungere l’autonomia, il coordinamento e la sussidiarietà nelle competenze e l’interconnessione nel servizio.

In questo senso, risulta anche necessario il rispetto dei principi della sussidiarietà e della razionalizzazione nel rapporto con la Segreteria di Stato e all’interno della stessa – tra le sue diverse competenze – affinché nell’adempimento delle proprie mansioni essa sia l’aiuto diretto e più immediato del Papa. Ciò anche per un migliore coordinamento dei vari settori dei Dicasteri e degli Uffici della Curia. La Segreteria di Stato potrà espletare questa sua importante funzione proprio nella realizzazione dell’unità, dell’interdipendenza e del coordinamento delle sue sezioni e dei suoi diversi settori.

9- Sinodalità

Il lavoro della Curia dev’essere sinodale: abituali le riunioni dei Capi Dicastero, presiedute dal Romano Pontefice; regolari udienze “di tabella” dei Capi Dicastero; consuete riunioni interdicasteriali. La riduzione del numero dei Dicasteri permetterà incontri più frequenti e sistematici dei singoli Prefetti con il Papa ed efficaci riunioni dei Capi dei Dicasteri, visto che non possono essere tali quelle di un gruppo troppo numeroso.

La sinodalità dev’essere vissuta anche all’interno di ogni Dicastero, dando particolare rilevanza al Congresso e maggiore frequenza almeno alla Sessione ordinaria. All’interno di ogni Dicastero è da evitare la frammentazione che può essere determinata da vari fattori, come il moltiplicarsi di settori specializzati, i quali possono tendere ad essere autoreferenziali. Il coordinamento tra di essi dovrebbe essere compito del Segretario o del Sotto-Segretario.

10- Cattolicità

Tra i collaboratori, oltre ai sacerdoti e consacrati/e, la Curia deve rispecchiare la cattolicità della Chiesa con l’assunzione di personale proveniente da tutto il mondo, di diaconi permanenti e fedeli laici e laiche, la cui scelta dev’essere attentamente effettuata sulla base della loro ineccepibile vita spirituale e morale e della loro competenza professionale. È opportuno prevedere l’accesso a un numero maggiore di fedeli laici specialmente in quei Dicasteri dove possono essere più competenti dei chierici o dei consacrati. Di grande importanza è inoltre la valorizzazione del ruolo della donna e dei laici nella vita della Chiesa e la loro integrazione nei ruoli-guida dei Dicasteri, con una particolare attenzione alla multiculturalità.

11- Professionalità

È indispensabile che ogni Dicastero adotti una politica di formazione permanente del personale, per evitare l’“arrugginirsi” e il cadere nella routine del funzionalismo‎.

Dall’altra parte, è indispensabile l’archiviazione definitiva della pratica del promoveatur ut amoveatur. Questo è un cancro.

12- Gradualità (discernimento)

La gradualità è il frutto dell’indispensabile discernimento che implica processo storico, scansione di tempi e di tappe, verifica, correzioni, sperimentazione, approvazioni ad experimentum. Dunque, in questi casi non si tratta di indecisione ma della flessibilità necessaria per poter raggiungere una vera riforma.

 

Estratto dal Discorso del Santo Padre Francesco

In occasione della presentazione degli auguri natalizi della Curia romana

Sala Clementina Giovedì, 22 dicembre 2016

Cfr. http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/december/documents/papa-francesco_20161222_curia-romana.html

poverta

 

Giulio Albanese

 

La questione del debito rappresenta una vera e propria spada di Damocle sul destino dei Paesi poveri o impoveriti che dir si voglia. In effetti, è sempre più evidente che i governi in grado di onorare regolarmente le obbligazioni assunte alle scadenze pattuite nei confronti dei creditori internazionali, siano una sparuta minoranza nella cornice della globalizzazione dei mercati. Si tratta di un fenomeno – quello dell’insolvenza – determinato, in gran parte, dalla struttura usurocratica dell’economia planetaria, legata alla speculazione finanziaria. Questa, nell’arco degli ultimi vent’anni, ha decisamente preso il sopravvento sull’economia reale, determinando la crescita del cosiddetto debito aggregato nei Paesi in via di sviluppo o comunque “a rischio”. Per non parlare del fatto che il crescente potere del “sistema bancario ombra”- sul quale circola un numero indicibile di prodotti tossici al di fuori dei controlli e delle regole bancarie vigenti – risulta essere, alla prova dei fatti, in flagrante violazione di tutti i diritti umani. E cosa dire poi delle commodity (materie prime, fonti energetiche in primis) nei Paesi del Sud del mondo, il cui valore è fortemente condizionato dalla speculazione finanziaria, dalle fluttuazioni incontrollate dei mercati monetari e da regole del commercio internazionale sicuramente pregiudizievoli o addirittura inesistenti? Tutto questo, in pratica, è sintomatico di un sistema economico-finanziario senza regole, cioè all’insegna della deregulation.

Tenendo conto di questo scenario, è stata messa a punto una strategia d’intervento davvero ambiziosa da parte di un gruppo qualificato di giuristi ed esperti di economia italiani dell’Unità di ricerca ‘Giorgio La Pira’ del CNR, del Centro di studi giuridici latinoamericani dell’Università di Roma Tor Vergata e del Centro di ricerca ‘Renato Baccari’ del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Bari.  Essi hanno chiesto formalmente che, con il sostegno della Santa Sede e anche di Governi dei Paesi coinvolti nella grave crisi economico-finanziaria mondiale, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite giunga a formulare quanto prima una richiesta di parere alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja sui principi e sulle regole applicabili al debito internazionale, nonché al debito pubblico e privato, al fine della rimozione delle cause delle perduranti violazioni dei principi generali del diritto e dei diritti dell’uomo e dei popoli, cogenti, come risultanti specialmente nella Carta di Sant’Agata de’ Goti (una dichiarazione su usura e debito internazionale che risale al 29 settembre 1997) e da numerose risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu. Da rilevare che qui si tratta di fare davvero tesoro, in modo perspicace, della grande tradizione del diritto romano e del diritto canonico, per la quale “l’usura pecuniae in fructu non est’” ove è evidente, come nella teologia morale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, l’uso dell’antica giurisprudenza e legislazione anche per le pene agli usurai, colpiti da infamia. Questo indirizzo è sempre più attuale e lo è ancora maggiormente ove si pensi alla necessità, da papa Francesco messa tante volte in evidenza in più circostanze nel suo illuminato magistero, di rivedere su basi etiche il sistema della finanza globale a fronte di pericolose ideologie, che promuovono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo agli Stati pur incaricati di provvedere al bene comune.