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Manuela Orrù

Lo scorso 1 marzo, Mercoledì delle Ceneri, proseguendo il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana, Papa Francesco ci ha parlato della Quaresima come cammino di speranza. Un cammino impegnativo, sulla strada della conversione dalla schiavitù alla libertà sempre da rinnovare, ma un cammino ricco, pieno di speranza, in cui -ha spiegato il Papa- “la speranza stessa si forma” (UG 1 marzo 2017). Visto da questa prospettiva l’attraversamento del deserto non è un affannoso e disperato vagare, ma il ‘luogo’ dove la fatica, le prove, le tentazioni, le illusioni e i miraggi, sono condizioni dell’esistenza di ogni essere umano atte a forgiare una speranza salda, forte, costruita nella certezza della fede. La speranza, dunque, non è riconducibile ad un facile ottimismo o a un banale provvidenzialismo, ma è esperienza di profondo discernimento per trovare una direzione e un senso alla nostra vita. Non ci è data senza il nostro ‘si’ al piano che Dio ha previsto per noi, richiede esercizio. Occorre esercitarsi alla speranza, come ci ha insegnato il nostro Padre Abramo di cui San Paolo dice “credette, saldo nella speranza contro ogni speranza ” (Rm 4,18). Sempre in bilico tra promesse ripetute e indecisioni, animato da una fede che lo costringe a proseguire, ad attendere, ad affidarsi nonostante il dubbio. Perché la nostra speranza -sottolinea Francesco- non si regge su ragionamenti, previsioni e rassicurazioni umane, ma “si radica nella fede e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza. Sì, perché non si fonda sulla nostra parola, ma sulla Parola di Dio” (UG 29 marzo 2017).