martini-e-laras017

Dispiace davvero che si possa anche solo indugiare nell’idea che papa Francesco nutra sentimenti non fraterni con gli ebrei.  Il Papa, in particolare, del grande viaggio del 2014 in Terra Santa, compiuto con un amico rabbino inserito nel seguito papale; e il papa della successiva struggente preghiera con ebrei e musulmani nei Giardini vaticani. Il Papa costitutivamente dialogante, e anche su questo versante particolarmente vicino al cardinal Martini, da sempre, anche a Buenos Aires, ha dimostrato il più grande amore per i fratelli ebrei e ha condannato il minimo accenno di antisemitismo. Per parte nostra, vorremmo ricordare, anche in occasione di questo spiacevole incidente, la regola aurea del dialogo interreligioso, divenuta il Leitmotiv del pontificato di Francesco, quella riconciliazione delle differenze che vede in queste ultime non un ostacolo bensì una grande possibilità di arricchimento reciproco fra le differenti religioni. E differenti rimangono, sulla base del ceppo santo comune, ebraismo e cristianesimo. [R.L.]

 Publichiamo di seguito  una riflessione della biblista cattolica Rosanna Virgili e un messaggio a Rav Laras del Card. Francesco Ciccopalmerio


Rosanna Virgili

Una reazione davvero imprevedibile è stata quella che il rav Giuseppe Laras – già rabbino capo di Milano e da decenni amico e maestro dei biblisti italiani – ha esternato verso il tema di un Convegno in programma a Venezia dall’11 al 13 Settembre 2017. Iniziativa ormai tradizionale dell’Associazione Biblica Italiana (ABI) e riservata agli studiosi della Bibbia anticotestamentaristi e semitisti, il Convegno in questione aveva per titolo: “Israele, popolo di un Dio geloso. Coerenze e ambiguità di una religione elitaria” e proprio da questa formulazione devono essere sgorgate le diverse perplessità, ma anche gli attacchi, di una parte del mondo ebraico italiano, giunti a sfiorare l’accusa di antisemitismo. A creare malumori è stato soprattutto il testo di presentazione originario del Convegno che recitava così: “Il pensarsi come popolo appartenente in modo elitario a una divinità unica ha determinato un senso di superiorità della propria religione”, quanto sarebbe bastato per motivare eventuali derive fondamentaliste ed elitarie. Un pensiero possibile, ma anche del tutto opinabile. Come si potrebbe, infatti, semplicemente “descrivere” la fede ebraica senza quell’ “Unico” che è il suo Dio e, di conseguenza, quell’unico ed eletto che è il suo popolo Israele? Dovremmo togliere dalla Bibbia ebraica l’intera sua sostanza. “Chi è come te fra gli dèi, Signore? Chi è come Te, maestoso in santità, tremendo nelle imprese, autore di prodigi?” (Es 15,11) recita il Cantico di Mosè. Affermare un concetto è sempre rischio di derive, fa parte delle cose. Ma ciò non comporta la rinuncia al concetto, né, tanto meno, ai fondamenti della propria fede. Per questo le parole con cui il rav Laras scriveva di apprendere (peraltro in una Lettera non indirizzata all’ABI): “con dispiacere e preoccupazione sommi, che questo programma è, in sostanza, la sconfitta dei presupposti e dei contenuti del dialogo ebraico-cristiano, ridotto, ahimè, da tempo, a fuffa e aria fritta” lascia veramente di stucco. In un’intervista rilasciata ad Avvenire (17 Marzo) il presidente dell’ABI, Luca Mazzinghi (Ordinario di sacra Scrittura presso la Pontificia Università Gregoriana) così si esprime, dando voce al pensiero di tutti i biblisti cattolici associati: “L’aver interpretato, da parte di alcuni il tema del Convegno in chiave antiebraica, va contro ogni nostra intenzione, lo dico con molta forza. Dalla nostra Associazione è sempre stata assente ogni ombra di antisemitismo, che noi ripudiamo nel modo più assoluto. Aggiungo che molti dei nostri membri sono impegnati in prima persona nel dialogo ebraico-cristiano. Personalmente ho sempre insegnato ai miei studenti l’amore per il popolo ebraico e per le sue Scritture”. E in merito al prosieguo della lettera di Laras: “Registro con dolore che uomini come Martini e il loro magistero in relazione a Israele, in seno alla Chiesa cattolica, siano stati evidentemente una meteora non recepita, checché tanto se ne dica”, Mazzinghi replica: “Ho grande stima per Laras che nel 2012 abbiamo invitato alla nostra Settimana Biblica Nazionale, proprio per commemorare il Cardinale Martini”. Dunque si tratta di una polemica i cui fondamenti “semplicemente non esistono”. E, da parte nostra, non possiamo che essere d’accordo. Resta da chiedersi come mai la stampa (anche laica) abbia dato tanta risonanza a questa polemica e caricato persino su Papa Francesco la volontà/responsabilità di una ruggine con la Comunità ebraica. Davvero difficile provare la verosimiglianza di tale ipotesi! E siccome i fatti contano più delle parole – ancor più nell’era delle post-verità! – l’ABI, ha deciso di modificare il titolo del suo Convegno a Venezia che, ora, è questo: “Popolo di un ‘Dio geloso! (Es 3,14): coerenze e ambivalenze della religione dell’antico Israele”. Se occorreva un segno di verità e sensibilità, oltre che di rilancio del dialogo con gli ebrei italiani, non è mancato.

 

Messaggio per il Rabbino Giuseppe Laras – Card. Francesco Coccopalmerio

 

Stimatissimo e carissimo Rev. Laras,

di ritorno a Roma dagli Esercizi spirituali e da altri due pressanti impegni, trovo la Sua e-mail del 6 marzo scorso, della quale però avevo già avuto notizia due giorni prima da parte del caro Vittorio. Sono rimasto – come ovvio – molto dispiaciuto. Non sono purtroppo un competente a livello professionale o scientifico di problemi di esegesi biblica (però – come ovvio – conosco le Scritture di Israele perché leggo e prego ogni giorno su tali testi) e non posso quindi formulare un giudizio adeguato su quanto espresso dagli organizzatori del Convegno ABI. Posso dirLe soltanto che, avendo sentito telefonicamente alcuni di tali organizzatori, sono sicuro – e, in questo  senso, voglio rassicurare Lei e tutti gli Amici ebrei – che non c’era in loro nessuna intenzione che possa far pensare ad atteggiamenti di antisemitismo. Se però – al di là delle intenzioni – il modo di esprimersi avesse potuto ingenerare qualche impressione contraria, essi erano disposti a cambiare il testo da loro formulato.

Carissimo Rabbino, credo che il dialogo ebraico-cristiano o, con parole meno formali, la nostra fraterna amicizia, abbia ormai fatto passi – diciamo – da giganti, si sia così consolidata, sia diventata così necessaria a noi come a voi, che è, ormai, da considerarsi irrevocabile, insomma così forte di essere capace di resistere a qualsiasi azione contraria. Noi veneriamo e amiamo il popolo della eterna alleanza, il popolo di Dio, il popolo di Israele, che è – lo ripetiamo sempre – nostra radice santa. E ugualmente veneriamo e  amiamo, leggiamo, studiamo e preghiamo le Scritture del popolo di Israele. Gesù, ebreo, ha nutrito per primo la Sua anima di tale cibo spirituale. E quello che Gesù ci ha insegnato sull’identità di Dio, sul Suo amore immenso per noi e sulla necessità di imitare tale amore, lo ha attinto dall’assidua meditazione delle Scritture di Israele. E l’indimenticato uomo di Dio, cioè il Cardinale Martini, che ha tanto creduto e ha tanto lavorato per la crescita e il consolidare dell’amicizia tra i due popoli di Dio, continua a intercedere dal Cielo perché questo tesoro si mantenga nella sua integrità.

Stimatissimo Rabbino, La lascio con il desiderio di rivederLa e prego l’Altissimo per il Suo prezioso servizio e anche per la Sua salute.

Un abbraccio con tanto affetto, Suo

+ Francesco Cardinale Coccopalmerio

 


ABOUT THE AUTHOR

Redazione

You must be logged in to post a comment.