Donna e uomo

Premessa: Il termine gender in inglese rimanda a una classe di nomi che richiama il sesso, mentre in italiano (dal latino genus) il rimando non è solo al sesso, ma anche alla specie, quindi alla natura. Ormai, però, in italiano il termine gender viene usato con lo stesso significato che ha in inglese.

La questione del gender compare in ambito femminista di lingua inglese negli anni ’70. Studi antropologici, sociologici ed economici condotti da alcune studiose avevano mostrato come le differenze esistenti tra i sessi erano da attribuirsi a cause sociologiche e culturali piuttosto che alle differenze biologiche. Questo termine gender viene usato contrapposto a sex, intendendo indicare con il termine sex le caratteristiche biologiche genotipiche (costituzione genetica) e fenotipiche del soggetto (la sua morfologia, le sue proprietà fisiologiche, biochimiche ecc).

L’identità femminile e maschile non è rigidamente determinata dagli aspetti biologici, ma si esprime e viene compresa in un ambito culturale, storico, sociale, politico e religioso.

Altri studi affronteranno poi il tema dei ruoli sociali, quelli del potere in una società ad egemonia maschile al fine di liberare le donne dall’oppressione di cui sono vittime.

Oggi nella Chiesa si parla più che in passato della donna, anche se non sempre in modo pertinente. Papa Francesco, nei suoi discorsi, fa notare le molte discriminazioni presenti a suo carico sia nella società che nella Chiesa.Tutto ciò è sicuramente positivo: prendere coscienza del problema è il primo passo per il cambiamento.

All’interno della presa di coscienza del problema, vorrei brevemente riflettere su due temi sui quali, io credo, si tende spesso ad equivocare: la teologia della donna e il problema del gender.

 Sulla teologia della donna

 È un tema di cui si sente parlare frequentemente. Bisogna elaborare una nuova teologia della donna, si dice. Io penso che di questa teologia non ci sia affatto bisogno. Ci è mai venuto in mente di affermare che ci vuole una teologia dell’uomo? E allora perché per la donna? Al di là delle buone intenzioni, un discorso così rischia di relegare ancora una volta la donna magari in una reggia dorata, dove si esalta il suo genio femminile, la si elogia per le sue caratteristiche femminili di tenerezza, di cura ecc. ecc., ma di fatto la si emargina e la si lascia in uno splendido isolamento.

In realtà, non si può parlare della donna e dell’uomo senza pensarli in relazione tra di loro. Il libro della Genesi ci dice che Dio, a partire dalla terra, modellò l’uomo, l’umanità, l’Adam (in ebraico adam indica l’uomo come persona umana, mentre due altre parole vengono usate per indicare l’uomo come maschio e l’uomo come femmina e sono rispettivamente ’is e ’issah). «Dio creò l’uomo – adama sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò». C’è un’unità profonda nella realtà dell’uomo, nella persona umana in quanto tale, ma questa unica realtà si esprime nella polarità femmina e maschio.

Nelle recenti udienze generali del 15 e del 22 aprile Papa Francesco ha proposto alcune considerazioni su di “un aspetto centrale del tema della famiglia” – come lui stesso lo ha definito: la creazione dell’uomo e della donna e il sacramento del matrimonio. Prende le mosse dal riconoscimento che l’uomo e donna e la loro relazione nel matrimonio sono un “dono”. Scorgiamo in queste parole un duplice riferimento; uno al Vaticano II, che vede nel matrimonio, che poggia sull’amore coniugale, il fondamento della famiglia; un altro alla Scrittura, come viene esplicitato da subito nel corso delle udienze stesse.

Porre il matrimonio al centro della famiglia non è né una idea neutrale né un dato scontato. È l’assunzione di un preciso punto di vista per comprendere la famiglia e proporlo come ideale da perseguire.

Entro questa cornice Francesco si propone di riflettere nelle due catechesi introno a “differenza e complementarità” di donna e uomo. Certo la categoria “complementarità” è inadeguata a spiegare il corretto modo di intendere la relazione tra la donna e l’uomo. Storicamente l’adozione della categoria di complementarità ha costituito un passo in avanti nella ridefinizione dei rapporti tra donna e uomo, come tentativo di superamento del rapporto di subordinazione. Ma l’accresciuta consapevolezza della pari dignità della donna ha condotto a svelare l’ambiguità della complementarità.

Con le udienze di mercoledì 15 e mercoledì 22 aprile, papa Francesco ha cominciato a indicare alcune linee generali di una catechesi sul «grande dono che Dio ha fatto all’umanità con la creazione dell’uomo e della donna e con il sacramento del matrimonio». Si tratta di questioni di grande rilevanza antropologica, educativa, sociale e con notevoli risvolti sul piano delle scienze umane, della filosofia e della stessa teologia.

Ha detto testualmente il papa la scorsa settimana: «il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio».