Interviste

Foto BASSETTI

Intervista al card. Gualtiero Bassetti

di Fabio Colagrande

Libertà e parresia

«Ci sono sensibilità diverse, però c’è una grande armonia nelle discussioni fondamentali, nei principi, come stiamo verificando in questi ultimi giorni di lavoro. Quindi, sta venendo fuori, a mio avviso, una ricchezza di materiale che verrà messa poi nelle mani del Santo Padre in modo che possa compiere un discernimento più ampio». Il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, padre sinodale, appena uscito dalla sala dove si svolgono i lavori di uno dei ‘circoli minori’ di lingua italiana, commenta a caldo il clima del Sinodo ordinario dei vescovi sulla famiglia, giunto ormai alla fase finale. «Bisogna ricordare la differenza fra Concilio ecumenico e Sinodo», spiega il porporato. «Il primo ha una facoltà deliberativa mentre il Sinodo è solo propositivo. Da ciò dipende la grande libertà che abbiamo nelle nostre discussioni, visto che la decisione finale è rimessa nella mani del Papa. E’ stato lui stesso a raccomandarci la ‘parresia‘ proprio perché questa rende più facile il compito che dovrà assumersi». «A me sembra – continua Bassetti – che in questo Sinodo ci sia una comunione di fondo che è data proprio dalla collegialità fra i vescovi, dal rapporto dei presuli con i sacerdoti e con i laici. Però, al tempo stesso, c’è anche questa grande libertà che, grazie a Dio, ci fa discutere».

Più integrazione e accompagnamento    

«A proposito del tema delle cosiddette famiglie ferite, affrontato nella terza parte dell’Instrumentum laboris, i percorsi da sviluppare per aiutarle, già accennati nel testo, sono due: l’accompagnamento e l’integrazione». «Però – spiega – bisogna fare ancora molto per svilupparli, perché il documento non stabilisce cosa realizzare in concreto per consentire l’integrazione». «C’è per esempio un allargamento dall’integrazione, finora solo sul piano della carità, quindi del volontariato, anche a livello liturgico e catechetico”. «Qui – spiega il porporato – il campo si allarga tanto perché anche un divorziato-risposato, che ha riconosciuto i suoi sbagli, potrebbe diventare un insegnante di religione o un testimone della fede cattolica». «Anche a livello dell’accompagnamento siamo molto indietro», aggiunge Bassetti. «Oggi prepariamo i giovani alla cresima e poi li perdiamo tutti. Solo alcuni tornano per la preparazione al matrimonio e cercano magari di non farla nemmeno tutta. E poi, in quel caso, gli si impartisce un sacramento che è impegnativo quanto quello dell’ordine perché ha un grande impatto sociale e di testimonianza».

Giovani: manca educazione alla sessualità

«Qui bisognerebbe cambiare il sistema – spiega l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve – e accompagnare i ragazzi non solo prima della cresima, ma anche dopo, coinvolgendo le famiglie. Anche affrontando con i ragazzi tutti i problemi dell’affettività e della sessualità, cosa che in Italia non si fa». «Ormai in questo campo – spiega Bassetti – siamo al livello del ‘fai da te’. La scuola spesso non se ne occupa e se deve occuparsene nei modi che sappiamo è meglio che non lo faccia. I genitori lo danno per scontato, quando addirittura non provocano guai. Le parrocchie lo danno per scontato ugualmente e il risultato è che i giovani non sono accompagnati». «La Chiesa – conclude il cardinale – deve accompagnare i giovani fino al matrimonio, e soprattutto preoccuparsi di più di accompagnare le giovani coppie di sposi. Perché i disastri avvengono proprio nei primi anni, è lì che si crea un’impostazione sbagliata».

L’invito di Isaia

Infine, secondo il card. Bassetti, con i due Sinodi e il Giubileo della misericordia che seguirà, il Papa ha avviato un percorso che proseguirà a lungo. «Non si torna indietro», commenta il porporato. «Il Sinodo che sfocia nel Giubileo è un tale gesto di apertura verso tutti che realizza il brano di Isaia: ‘O voi tutti che siete assetati, venite alle acque’. La Chiesa ha questo bellissimo deposito di grazia e lo vuole veramente mettere in mano ai suoi figli. E anche chi non ha niente è accolto lo stesso».

Fonte: http://it.radiovaticana.va/news/2015/10/19/sinodo,_bassetti_%C3%A8_un_nuovo_corso,_non_si_torna_indietro/1180427

 

images L. Boff

Intervista di Raffaele Luise

Sul Pentagono campeggia la scritta: “Un solo mondo, un solo impero”. Papa Francesco invece dice: “Un solo mondo, una casa comune”. ‎Comincia così il colloquio con Leonardo Boff, uno dei padri della teologia della liberazione, ora da lui definita come “ecoteologia della liberazione”, a due passi dal Vaticano.
D: Chi è papa Francesco?
È una benedizione di Dio per il mondo e per la Chiesa‎. Più che un nome è un “progetto” che abbraccia Chiesa e mondo, incentrato sulla cultura dell’incontro tra i popoli, di dialogo complessivo e globale, di convivenza e di pace. Francesco di Roma vuole far rivivere la visione di Francesco d’Assisi di una chiesa povera, umile, amica della natura, aperta agli ultimi e ai vulnerabili. La Chiesa della misericordia e dell’amore incondizionato, della sororità e della fraternità con gli uomini e con le creature, dal filo d’erba alle stelle, unite nella lode di Dio. Francesco rappresenta il seme di un mondo nuovo, memore del fatto che Dio non ha piantato alberi ma sparso semi che dentro hanno tutto: radici, rami, fiori e frutti. Appunto un mondo “nuovo”. E il papa non si limita a parlarne in astratto, ma ci mostra come esso può essere con la sua rivoluzione della tenerezza, e interrogando severamente il paradigma cinico e insensibile della tecnocrazia. Collocandosi sempre dalla parte dei vulnerabili, e raccogliendo in modo sistematico il grido della Terra e dei poveri. Nella sua visione dell’ecologia integrale, Francesco coniuga intimamente la giustizia sociale e la giustizia ecologica, i due amori crocifissi, sollecitandoci a far risorgere la Terra. In questo senso, la Laudato Si’’ è un prezioso manuale di ecologia globale, che tiene insieme l’ambiente, il sociale, il mentale e lo spirituale. Il papa non è un ambientalista: il senso vero della sua enciclica sta nella restaurazione e nella fioritura della casa comune.

1570510_Articolo

A cura di Fabio Colagrande

Al di là di quanto si legge su alcuni media, il clima che si sta vivendo al Sinodo è di grande fraternità: è quanto afferma il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

D.- È giusta questa lettura, Eminenza?

R.– Direi che innanzitutto c’è molta fraternità, soprattutto nei circoli minori: adesso che ci si conosce meglio si parla molto liberamente – e questo è un grande valore perché il Papa ce l’ha richiamato fortemente – e valorizzando più facilmente le opinioni degli altri, anche se sono diverse dalle tue. Questa mi sembra una cosa molto buona. Poi, speriamo che le cose continuino con questa libertà e fraternità.

D.– Il Papa, nella Santa Messa inaugurale, ha detto che una Chiesa con le porte chiuse tradirebbe se stessa: sentite anche l’impegno di essere uniti, alla vigilia del Giubileo della Misericordia?

R.– Ma certamente! Guardi, questa dell’apertura delle porte, di cui è simbolo anche l’apertura della Porta Santa nel Giubileo, è fondamentale per la Chiesa. Certamente, la Chiesa ha una dottrina che deve mantenere ferma, però se guarda direttamente alla dottrina e poi alla persona, può aver più difficoltà a capire la persona; se invece guarda direttamente alla persona e alle sue sofferenze, alle sue necessità concrete, poi trova nella dottrina una luce per venire incontro alla persona. Ma guardando direttamente alla persona, alle sue sofferenze, alle sue necessità concrete, si trova quello stimolo che invece non si ha guardando più astrattamente solo e direttamente alla dottrina.

D.– Si può dire che è un Sinodo pastorale e non dottrinale? E’ giusta questa definizione?

R.– Io non contrapporrei “dottrinale” a “pastorale”, perché la dottrina è per la persona, per il bene della persona e la pastorale è il bene della persona. A volte, però, la dottrina deve tener conto della situazione della persona, o meglio: deve diventare luce per dare una risposta alle necessità concrete. Quindi, si potrebbe dire: contrapponiamo dottrina astratta a pastorale, ma non dottrina a pastorale. La dottrina deve servire, nel suo nucleo profondo, a illuminare e a risolvere i problemi concreti.

Foto Sinodo

Intervista a mons. Bruno Forte

A cura di Fabio Colagrande:

Le due Lettere “Motu Proprio” di Papa Francesco, che riformano il processo canonico di nullità matrimoniale, possono essere lette come una nuova sottolineatura del primato della misericordia di Dio. A sostenerlo è mons. Bruno Forte, teologo, arcivescovo di Chieti-Vasto e segretario speciale del prossimo Sinodo ordinario dedicato alla famiglia.

– Mi sembra che la riforma del processo canonico vada inserita nella più generale opera di riforma della Chiesa alla luce del Vangelo che Papa Francesco sta portando avanti. Ecco perché non esiterei a dire che si tratta anzitutto di una riforma in senso evangelico, nel senso cioè di dare sottolineatura al primato della misericordia di Dio, alla prossimità alle situazioni umane, alla ricerca di vie ispirate insieme alla giustizia e alla carità. Dal punto di vista delle soluzioni giuridicamente proposte, mi sembra che alcune siano di grande importanza. La prima è che una sola sentenza basti per la dichiarazione della nullità, mentre finora era obbligatorio che ci fosse una doppia sentenza conforme. Questo da una parte riduce molto i tempi, dà molta più serenità alle coppie che non devono restare in lunghe attese, e certamente semplifica il processo canonico. Poi, anche il ruolo centrale del vescovo che diventa il punto di riferimento – anche in questo campo – dei suoi fedeli. Mi sembra che qui ci sia un riconoscimento della ecclesiologia del Vaticano II, del valore della sacramentalità dell’episcopato, del valore della collegialità episcopale.

Un altro aspetto della riforma di Papa Francesco è quella di tempi più veloci e costi più bassi, snellimento e scelta della gratuità. Che significato ha?

– Per me, un significato molto molto grande. Proprio in quanto moderatore di un tribunale ecclesiastico regionale, mi rendo conto come a volte la giustizia lenta sia ingiusta, non sia giustizia. Dunque è assolutamente necessario che i tempi siano contenuti, in modo da dare serenità a persone che a volte hanno atteso per anni una risposta importante per la loro coscienza. Dall’altra parte, la gratuità più ampia possibile consente a tutti, specialmente ai poveri, di affidarsi al giudizio della Chiesa e di fidarsi di essa perché ne hanno bisogno: è un principio assolutamente necessario su cui Papa Francesco insiste e che rende più possibile, proprio per questo maggiore carattere pastorale, questa maggiore vicinanza del giudice al fedele, che la riforma stabilisce.

Quanto questa riforma di Papa Francesco recepisce delle istanze che sono maturate durante il Sinodo straordinario e durante tutto il percorso che sta portando al nuovo Sinodo ordinario sulla famiglia?

– Credo moltissimo. Perché è stata unanime da parte di tutti i vescovi del mondo questa richiesta che si abbreviassero e semplificassero i processi per la nullità matrimoniale e si mettesse in luce anche questo principio, il più possibile ampio, di gratuità, di prossimità alla gente. Mi sembra che Papa Francesco abbia esattamente scelto, in questa direzione. Quindi questa riforma – naturalmente, con l’autorità che ha il Vescovo successore di Pietro e quindi con il suo discernimento ultimo –  è voce anche di tutto l’episcopato che si era espresso in questa direzione.

Quindi che tipo di influenza potrà avere questa riforma sulla prossima discussione sinodale, secondo lei?

– Di fatto, semplifica molto il lavoro, perché molti punti che sarebbero stati nuovamente ripresi sono stati, con questa riforma, approvati, risolti; e dall’altra parte, naturalmente, c’è il grande lavoro che poi spetta a tutti i vescovi del mondo: l’applicazione della riforma a partire da quell’8 dicembre prossimo in cui essa diventerà di fatto operativa. E occorre attrezzarsi, occorre anche su questo, forse, come vescovi, aiutarsi gli uni con gli altri per trovare le vie più adeguate per corrispondere allo spirito e alle norme delle nuove procedure.

Da Radio Vaticana 9 settembre 2015