Interviste

Intervista al cardinale Kasper

A margine di una riunione del “Cenacolo di amici di papa Francesco”, abbiamo posto al cardinale Walter Kasper, già Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo ecumenico, di rispondere ad alcune brevi domande su talune posizioni che hanno destato un po’ di sconcerto nell’opinione pubblica ecclesiale.

Cardinale, si sente rivolgere da più parti, persino all’interno del Vaticano, la stessa accusa già a suo tempo rivolta a Giovanni XXIII: Bergoglio sarebbe un papa “soltanto pastore”, e dunque ‒ si sostiene ‒ vi sarebbe bisogno di una “strutturazione teologica” del suo pontificato. Ma hanno fondamento critiche di tal sorta?

Kasper: Francesco non è un teologo nel senso professionale del termine, ma dietro alle sue semplici frasi c’è una profondissima teologia, e anche dietro ai suoi gesti pastorali c’è una teologia, la “teologia del popolo” argentina. Si tratta solo di studiare un poco la biografia e l’operato di questo papa, a partire da quando era arcivescovo di Buenos Aires. È semplicemente un non senso, per altro, sostenere che non sia un teologo perché i papi nella loro grande maggioranza, lungo il corso della storia, non sono stati dei teologi, ma sono stati sempre dottori della Chiesa. Il papa è il supremo dottore della Chiesa, per il suo stesso ufficio. Non è pensabile di strutturare teologicamente dall’esterno il pontificato di Francesco anche perché’, ripeto, c’è in lui una ricca teologia, che forse non è quella europea, ma quella dell’emisfero Sud, che Bergoglio ha anche insegnato in Argentina. Dobbiamo respingere l’arroganza della teologia europea e smettere di credere che noi possiamo insegnare a questo papa. È invece lui che insegna a noi, e io credo che anche un teologo europeo può imparare molto da Francesco, dai suoi gesti e dalle sue parole.

Ma allora qual è il motivo di posizioni così prevenute?

Kasper: Si vuole svalutare e delegittimare questo papa‎, e ci si vuole un po’ appropriare di questo pontificato. E alcuni di quelli che muovono queste critiche vogliono farsi, in qualche modo, come dei “superpapa”. Ma questo non è cattolico.

Raffaele Luise

 

Dio non può fare a meno di noi

“Papa Francesco parla spesso della misericordia per ricordarci che Dio ci ama e ci ama talmente che non può fare a meno di noi, non può perderci. Per questa ragione il Signore è sempre misericordioso con noi ed è pronto a perdonare tutti i nostri peccati: non può non capire la nostra condizione di povertà, miseria. Indire un Giubileo dedicato alla misericordia corrisponde perciò alla spiritualità più profonda del Papa”. Con queste parole, il card. Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, commenta la decisione del Pontefice di indire l’Anno Santo straordinario dedicato alla misericordia che si aprirà il prossimo 8 dicembre.

La notizia è che Dio ci ama

Oggi l’umanità ha bisogno di misericordia perché tutti noi abbiamo bisogno di sentirci amati, perché chi si sente amato si sente rivivere”, spiega il porporato. “Quando poi ci sentiamo amati da Dio, da Gesù, dallo Spirito, questo rivivere diventa eccezionale. In un mondo in cui c’è povertà, abbandono, tristezza, la notizia che Dio ci ama – nonostante spesso noi non siamo amabili – ha un effetto dirompente”.

Fare giustizia è un atto di amore

Come giurista, il card. Coccopalmerio, commenta anche la recente affermazione di Papa Francesco “non c’è giustizia senza misericordia”. “Fare giustizia – spiega – è sostanzialmente un atto di amore. Donare la nostra presenza, il nostro servizio. Andare incontro ai nostri fratelli bisognosi è un vero atto di giustizia. Non si può distinguere adeguatamente tra giustizia e amore”.