Messaggio a tutti gli uomini in apertura del Concilio

Messaggio a tutti gli uomini inviato dai padri, con assenso del sommo pontefice, in apertura del concilio ecumenico Vaticano II  (20 ott. 1962)

 

1. Desideriamo inviare a tutti gli uomini e a tutte le nazioni il messaggio di salvezza di amore e di pace che Cristo Gesù, Figlio di Dio vivo, ha portato al mondo ed ha affidato alla chiesa. Per questo motivo infatti noi, successori degli apostoli, tutti uniti in preghiera con Maria Madre di Gesù, formanti un solo corpo apostolico di cui è capo il successore di Pietro, ci siamo riuniti qui convocati dal beatissimo papa Giovanni XXIII.

Risplenda il volto di Cristo Gesù

2. Durante la nostra riunione, sotto la guida dello Spirito Santo, intendiamo ricercare le vie più efficaci per rinnovare noi stessi ed esser sempre più fedeli al vangelo di Cristo. Ci sforzeremo di proporre agli uomini del nostro tempo integra e pura la verità di Dio perché essi la comprendano e liberamente l’accettino. In quanto pastori desideriamo rispondere all’indigenza di tutti coloro che cercano Dio, «e si sforzano di trovarlo come a tastoni, quantunque non sia lontano da ciascuno di noi» (At 17,27).

3. Fedeli perciò al mandato di Cristo, il quale offrì se stesso in olocausto «perché questa chiesa potesse comparirgli davanti gloriosa senza macchia né ruga… ma santa e irreprensibile» (Ef 5,27), dedicheremo tutte le nostre energie, tutti i nostri pensieri a rinnovare noi stessi e i fedeli a noi affidati affinché il volto amabile di Gesù Cristo, che splende nel nostri cuori «per riflettere lo splendore di Dio» (2 Cor 4,6), appaia a tutti gli uomini.

Dio ha tanto amato il mondo…

4. Crediamo che il Padre ha tanto amato il mondo da dare il Figlio suo per salvarlo; e che ci ha liberati dalla schiavitù del peccato per mezzo dello stesso Figlio suo, «tutto riconciliando in lui e per lui, ristabilendo la pace con il sangue della sua croce» (Col 1,20) affinché «fossimo chiamati e fossimo realmente suoi figli». Inoltre dal Padre ci è dato lo Spirito affinché, vivendo la vita di Dio, amiamo Dio e i fratelli, coi quali siamo una cosa sola in Cristo. Aderendo a Cristo non soltanto non ci estraniamo dalle preoccupazioni e dalle fatiche terrene, ché anzi la fede la speranza e la carità di Cristo ci spingono a servire i nostri fratelli, seguendo in questo l’esempio del maestro divino, il quale «non è venuto per esser servito ma per servire» (Mt. 20,28). Parimenti la chiesa non è nata per dominare ma per servire. «Egli ha dato la propria vita per noi e noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv. 3,16). Perciò, mentre speriamo che attraverso i lavori del concilio splenda più chiara e vivida la luce della fede, aspettiamo un rinnovamento spirituale dal quale proceda anche un felice impulso che favorisca i beni umani, e cioè le acquisizioni della scienza, i progressi della tecnologia, più vasta diffusione della cultura.

L’amore di Cristo ci sospinge

5. Qui riuniti da ogni nazione che esiste sotto il cielo, portiamo nei nostri cuori le ansie di tutti i popoli a noi affidati, le angustie fisiche e spirituali, i dolori, i desideri, le speranze. Continuamente rivolgiamo il nostro animo a tutte le angosce che affliggono oggi gli uomini. Le nostre premure vanno anzitutto ai più umili, più poveri, più deboli; sull’esempio di Cristo nutriamo commossa condivisione per la moltitudine che soffre fame miseria ignoranza; costantemente rivolti a quanti, sprovvisti d’aiuti necessari, non sono ancora pervenuti ad una vita degna dell’uomo. Per questi motivi, nello svolgimento dei nostri lavori terremo in gran conto tutto quello che compete alla dignità dell’uomo e contribuisce alla fraternità dei popoli. «L’amore di Cristo ci sospinge» (2 Cor 5,14); infatti «se uno vede suo fratello nel bisogno e gli chiude il proprio cuore, come può l’amore di Dio essere in lui?» (1 Gv 3,17).

Due problemi più importanti

6. Il sommo pontefice Giovanni XXIII nel messaggio radiofonico dell’11 settembre 1962 ha insistito particolarmente su due punti. In primo luogo il problema della pace. Non v’è uomo che non detesti la guerra e non desideri ardentemente la pace. Ed è proprio quanto massimamente auspica la chiesa, madre di tutti. Tramite la voce dei romani pontefici, essa non ha mai cessato di proclamare e il suo amore per la pace e la sua volontà di pace, sempre pronta a prestare di tutto cuore la sua opera efficace ad ogni sincero proposito. Essa tende inoltre con tutte le proprie forze a riunire i popoli, a promuovere fra loro reciproca stima di sentimenti e di azioni. Questa nostra assemblea conciliare, mirabile per diversità di stirpi nazioni lingue, non è forse testimonianza d’una comunità legata da amore fraterno, del quale splende come segno visibile? Noi proclamiamo che tutti gli uomini sono fratelli, a qualunque stirpe o nazione appartengano.

7. In secondo luogo il sommo pontefice stimola alla giustizia sociale. La dottrina esposta nella lettera enciclica Mater et Magistra mostra chiaramente come oggi la chiesa sia assolutamentc necessaria al mondo per denunciare ingiustizie e indegne disuguaglianze, per restaurare il vero ordine dei beni e delle cose affinché, secondo i princìpi del vangelo, la vita dell’uomo divenga più umana.

La forza dello Spirito Santo

8. Non possediamo né ricchezza né potere; riponiamo la nostra fiducia nella forza dello Spirito di Dio promesso dal Signore Gesù Cristo alla sua chiesa. Pertanto umilmente e ardentemente invitiamo tutti a collaborare con noi per instaurare nel mondo un più ordinato e fraterno vivere civile; invitiamo non solo i nostri fratelli dei quali siamo pastori, ma tutti i fratelli che credono in Cristo, e tutti gli uomini di buona volontà che «Dio vuol far salvi e condurre alla conoscenza della verità» (1 Tim. 2,4). È infatti intento divino che nell’amore già risplenda in qualche modo il regno di Dio sulla terra, anticipazione del regno eterno.

9. Splenda dunque sulla nostra terra  –  lontana ancora dalla desiderata pace, minacciata dallo stesso progresso scientifico, meraviglioso certo ma non sempre ossequente alla superiore legge morale  –  splenda la luce della grande speranza in Gesù Cristo unico nostro Salvatore.