annuncio

Quale Chiesa papa Francesco sta preparando, da lasciare al mondo di domani? La domanda è cruciale, perché la Chiesa resta spesso determinata per lunghissimo tempo dal papa che c’è stato. Basta pensare a Giovanni XXIII, senza il quale non ci sarebbe stato il Concilio, senza il quale diremmo ancora la messa in latino e, a sentire il catechismo, gli uomini sarebbero quasi tutti perduti.

È naturale perciò che papa Francesco sia atteso alla prova della riforma della Chiesa. Però io non credo che la riforma delle strutture della Chiesa sia la cosa più importante che sta facendo, la cosa che finirà per identificare il suo pontificato. Ancora più importante è la novità dell’annuncio; il modo inedito di raccontare la fede a un mondo che l’aveva perduta. La vera rivoluzione sta nell’annunciare il Dio dell’inclusione, il Dio misericordioso, il Dio nonviolento, il Dio che perdona sempre, il Dio non sacrificale, il Dio che “arriva primo”, prima cioè di ogni riparazione o soddisfazione o olocausto intestato a suo nome. E proprio perché la vera novità di papa Francesco riguarda non la sua Chiesa, ma la fede, il suo impatto sui cristiani e sul mondo è così potente.