Benedetto XVI

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Raniero La Valle

Domenica 1 aprile, alle 2,15, all’ora presumibilmente in cui le donne sono andate al sepolcro trovando l’annunzio della Risurrezione, il Gruppo editoriale  «La Repubblica-l’Espresso», attraverso il blog dell’Espresso «Settimo Cielo»  (s.magister@espressoedit.it), sotto il titolo: Due papi, due Chiese. Le «fake news» di Francesco e il gran rifiuto di Benedetto ha messo in atto un’iniziativa la cui finalità appare essere la scissione della Chiesa cattolica in due fazioni, l’una fedele al magistero del papa Francesco, l’altra propugnatrice di un magistero e di una fede alternativi, che infondatamente, e contro la sua espressa volontà, vengono messi in capo al già Papa Benedetto XVI. Dopo la riproposizione delle note vicende della recente cronaca vaticana riguardo a una collana di diversi teologi a commento dei primi cinque anni di questo pontificato, la nota, uscita pure su «L’Espresso” n. 13 del 1 aprile 2018, si conclude infatti così: «con Francesco sono saliti in cattedra proprio i contestatori della morale cattolica insegnata dai precedenti papi. E quindi, se c’è una continuità tra lui (Benedetto XVI) e Francesco, questa è solo «interiore», mistica, perché nella realtà tra i due c’è una voragine, che nessuna «fake news» può occultare».

Addolora il fatto che un importante gruppo editoriale di potere, che ha un certo credito nel pubblico dei lettori per passate battaglie democratiche, insista su una campagna volta alla divisione della Chiesa e alla riproposizione di un conflitto, ormai abbandonato dalla modernità, tra laici credenti e non credenti.

 

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Note sulla Chiesa di Francesco a 5 anni dalla rinuncia di Benedetto XVI

di don Francesco Pesce e Monica Romano

 

Dall’11 febbraio al 13 marzo dell’anno del Signore 2013 la Chiesa e il mondo furono attraversate da un intenso vento dello Spirito.

«Fratelli e sorelle, buonasera! […]E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca (si recitò il Padre Nostro, e l’Ave Maria e il Gloria al Padre). E adesso, incominciamo questo cammino, vescovo e popolo».

Francesco, nuovo vescovo di Roma raccolse così la complessa eredità del pontificato di Benedetto XVI.

«Pur essendo figlio Egli imparò l’obbedienza dalle cose che patì…» (Eb 5,8). Possiamo dire che anche da pontefice, Benedetto XVI imparò l’obbedienza dalle cose che patì. Per tante cose della vita possiamo avere maestri di ogni genere. Per la politica, la scienza, la letteratura, quanti maestri ci sono! Ma quando entriamo nell’ombra del dolore non c’è nessun maestro perché tutte le voci tacciono. Allora noi impariamo, nell’obbedienza – e in particolare cinque anni fa in questa obbedienza del papa Benedetto – che cosa significhi servire e non servirsi della Chiesa, cosa significa amare e non usare la Chiesa. Solo l’esperienza del dolore, del tradimento, in una parola del Getsemani ci introduce nell’ascolto docile di un amore più forte della morte.

In quell’11 febbraio il «professor Ratzinger» diede alla Chiesa e al mondo una grande lezione; il suo ultimo servizio d’amore come Pastore universale.

Benedetto XVI con la sua rinuncia diede anche allo Spirito lo spazio per donarci Papa Francesco, che ha aperto una nuova stagione per la Chiesa.

Sappiamo dai Vangeli che la professione di fede di Pietro, roccia su cui Gesù vuole costruire la sua Chiesa, è subito «smentita dai fatti». Gesù rimprovera Pietro con parole dure, perché non accetta l’annuncio della croce. Un momento prima l’Apostolo era benedetto dal Padre e subito dopo diventa addirittura un ostacolo, una pietra d’inciampo sulla strada di Gesù. Pietro e gli altri hanno ancora molta strada da fare, molte cose da comprendere.

La tentazione è di seguire un Cristo senza croce, ma Gesù ci ricorda che la sua via è quella dell’amore e non c’è vero amore senza il sacrificio di sé.

Il Vaticano ha appena annunciato che, sulla strada per gli USA, a fine settembre, papa Francesco visiterà Cuba. L’unico paese socialista della storia dell’Occidente condivide con il Brasile il privilegio di aver meritato la visita degli ultimi tre pontefici.
Sono stato consulente del governo cubano durante i viaggi di Giovanni Paolo II (gennaio 1998) e Benedetto XVI (marzo 2012) e testimone dell’entusiasmo con il quale sono stati accolti dalla popolazione.
Quando Benedetto XVI annunciò che sarebbe andato nell’isola, i vescovi dell’America latina si lamentarono perché, fino ad allora, aveva visitato solo il Brasile, nel continente, e non aveva in agenda viaggi negli altri Paesi a maggioranza cattolica, come il Messico, la Colombia e l’Argentina. La rimostranza obbligò Benedetto XVI a fare scalo in Messico, dove ricevette i vescovi del Consiglio Episcopale Latino-Americano.
A Cuba, solo il 5% della popolazione, di circa 12 milioni di abitanti, si dichiara cattolico.