Bruno Forte

 

FOTO SINODO bis

Raffaele Luise

«I Padri sinodali si vanno lentamente orientando verso l’accoglimento della visione di Papa Francesco, ribadita ancora una volta domenica scorsa all’apertura dell’importante assise‎, di una Chiesa cioè non società-fortezza, che si chiude, ma società-famiglia, che si apre con misericordia alla situazione concreta vissuta dalle famiglie del mondo». Ce lo hanno confidato, ieri sera, alcuni autorevoli Padri sinodali, che erano rimasti molto delusi e preoccupati all’ascolto della Relazione introduttiva del cardinale Erdő, che sembrava chiudere piuttosto che aprire la discussione sulle risposte da dare alla crisi posta a tema del Sinodo.

Foto Sinodo

Intervista a mons. Bruno Forte

A cura di Fabio Colagrande:

Le due Lettere “Motu Proprio” di Papa Francesco, che riformano il processo canonico di nullità matrimoniale, possono essere lette come una nuova sottolineatura del primato della misericordia di Dio. A sostenerlo è mons. Bruno Forte, teologo, arcivescovo di Chieti-Vasto e segretario speciale del prossimo Sinodo ordinario dedicato alla famiglia.

– Mi sembra che la riforma del processo canonico vada inserita nella più generale opera di riforma della Chiesa alla luce del Vangelo che Papa Francesco sta portando avanti. Ecco perché non esiterei a dire che si tratta anzitutto di una riforma in senso evangelico, nel senso cioè di dare sottolineatura al primato della misericordia di Dio, alla prossimità alle situazioni umane, alla ricerca di vie ispirate insieme alla giustizia e alla carità. Dal punto di vista delle soluzioni giuridicamente proposte, mi sembra che alcune siano di grande importanza. La prima è che una sola sentenza basti per la dichiarazione della nullità, mentre finora era obbligatorio che ci fosse una doppia sentenza conforme. Questo da una parte riduce molto i tempi, dà molta più serenità alle coppie che non devono restare in lunghe attese, e certamente semplifica il processo canonico. Poi, anche il ruolo centrale del vescovo che diventa il punto di riferimento – anche in questo campo – dei suoi fedeli. Mi sembra che qui ci sia un riconoscimento della ecclesiologia del Vaticano II, del valore della sacramentalità dell’episcopato, del valore della collegialità episcopale.

Un altro aspetto della riforma di Papa Francesco è quella di tempi più veloci e costi più bassi, snellimento e scelta della gratuità. Che significato ha?

– Per me, un significato molto molto grande. Proprio in quanto moderatore di un tribunale ecclesiastico regionale, mi rendo conto come a volte la giustizia lenta sia ingiusta, non sia giustizia. Dunque è assolutamente necessario che i tempi siano contenuti, in modo da dare serenità a persone che a volte hanno atteso per anni una risposta importante per la loro coscienza. Dall’altra parte, la gratuità più ampia possibile consente a tutti, specialmente ai poveri, di affidarsi al giudizio della Chiesa e di fidarsi di essa perché ne hanno bisogno: è un principio assolutamente necessario su cui Papa Francesco insiste e che rende più possibile, proprio per questo maggiore carattere pastorale, questa maggiore vicinanza del giudice al fedele, che la riforma stabilisce.

Quanto questa riforma di Papa Francesco recepisce delle istanze che sono maturate durante il Sinodo straordinario e durante tutto il percorso che sta portando al nuovo Sinodo ordinario sulla famiglia?

– Credo moltissimo. Perché è stata unanime da parte di tutti i vescovi del mondo questa richiesta che si abbreviassero e semplificassero i processi per la nullità matrimoniale e si mettesse in luce anche questo principio, il più possibile ampio, di gratuità, di prossimità alla gente. Mi sembra che Papa Francesco abbia esattamente scelto, in questa direzione. Quindi questa riforma – naturalmente, con l’autorità che ha il Vescovo successore di Pietro e quindi con il suo discernimento ultimo –  è voce anche di tutto l’episcopato che si era espresso in questa direzione.

Quindi che tipo di influenza potrà avere questa riforma sulla prossima discussione sinodale, secondo lei?

– Di fatto, semplifica molto il lavoro, perché molti punti che sarebbero stati nuovamente ripresi sono stati, con questa riforma, approvati, risolti; e dall’altra parte, naturalmente, c’è il grande lavoro che poi spetta a tutti i vescovi del mondo: l’applicazione della riforma a partire da quell’8 dicembre prossimo in cui essa diventerà di fatto operativa. E occorre attrezzarsi, occorre anche su questo, forse, come vescovi, aiutarsi gli uni con gli altri per trovare le vie più adeguate per corrispondere allo spirito e alle norme delle nuove procedure.

Da Radio Vaticana 9 settembre 2015