Chiesa dei poveri

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Note sulla Chiesa di Francesco a 5 anni dalla rinuncia di Benedetto XVI

di don Francesco Pesce e Monica Romano

 

Dall’11 febbraio al 13 marzo dell’anno del Signore 2013 la Chiesa e il mondo furono attraversate da un intenso vento dello Spirito.

«Fratelli e sorelle, buonasera! […]E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca (si recitò il Padre Nostro, e l’Ave Maria e il Gloria al Padre). E adesso, incominciamo questo cammino, vescovo e popolo».

Francesco, nuovo vescovo di Roma raccolse così la complessa eredità del pontificato di Benedetto XVI.

«Pur essendo figlio Egli imparò l’obbedienza dalle cose che patì…» (Eb 5,8). Possiamo dire che anche da pontefice, Benedetto XVI imparò l’obbedienza dalle cose che patì. Per tante cose della vita possiamo avere maestri di ogni genere. Per la politica, la scienza, la letteratura, quanti maestri ci sono! Ma quando entriamo nell’ombra del dolore non c’è nessun maestro perché tutte le voci tacciono. Allora noi impariamo, nell’obbedienza – e in particolare cinque anni fa in questa obbedienza del papa Benedetto – che cosa significhi servire e non servirsi della Chiesa, cosa significa amare e non usare la Chiesa. Solo l’esperienza del dolore, del tradimento, in una parola del Getsemani ci introduce nell’ascolto docile di un amore più forte della morte.

In quell’11 febbraio il «professor Ratzinger» diede alla Chiesa e al mondo una grande lezione; il suo ultimo servizio d’amore come Pastore universale.

Benedetto XVI con la sua rinuncia diede anche allo Spirito lo spazio per donarci Papa Francesco, che ha aperto una nuova stagione per la Chiesa.

Sappiamo dai Vangeli che la professione di fede di Pietro, roccia su cui Gesù vuole costruire la sua Chiesa, è subito «smentita dai fatti». Gesù rimprovera Pietro con parole dure, perché non accetta l’annuncio della croce. Un momento prima l’Apostolo era benedetto dal Padre e subito dopo diventa addirittura un ostacolo, una pietra d’inciampo sulla strada di Gesù. Pietro e gli altri hanno ancora molta strada da fare, molte cose da comprendere.

La tentazione è di seguire un Cristo senza croce, ma Gesù ci ricorda che la sua via è quella dell’amore e non c’è vero amore senza il sacrificio di sé.

Bangui

 

padre Giulio Albanese

Papa Francesco ha rilanciato, in più circostanze, l’urgenza, nella Chiesa, di affermare il cosiddetto radicalismo evangelico, soprattutto in riferimento al tema della povertà. Questo naturalmente preoccupa i suoi detrattori, cioè i fautori della Chiesa Costantiniana i quali non gradiscono affatto, ad esempio, l’indirizzo decentrato, dalla parte degli “ultimi”, impresso da Bergoglio al Giubileo della Misericordia. Il fatto stesso che l’Anno Santo sia iniziato a Bangui, in periferia, la dice lunga. Personalmente, chi scrive, non dimenticherà mai le parole di solidarietà che Francesco ha rivolto agli abitanti della capitale centrafricana, lo scorso 29 novembre, in occasione dell’apertura della Porta Santa della cattedrale locale. La sua è stata una presenza disarmante, da vero e proprio “casco blu di Dio”, in un contesto segnato da soprusi, violenze e tanta miseria. D’altronde, un papa come Francesco non poteva (e non può) restare indifferente di fronte a cosi tanta umanità dolente. Quando incontrò per la prima volta i giornalisti nell’aula Nervi, poco dopo la sua elezione, il 16 marzo 2013, spiegò per quale motivo avesse fatto la scelta di chiamarsi Francesco. “Perché lui – spiegò – ha incarnato la povertà. Io voglio una Chiesa povera per i poveri”.  Da questo punto di vista, dobbiamo ammettere che il pontefice argentino non ha fatto altro che rilanciare una questione che emerse a chiare lettere al termine della prima sessione del Concilio Vaticano II, con l’intervento in aula del cardinal Giacomo Lercaro. Secondo questo grande pastore del Novecento, la povertà non poteva essere un tema aggiuntivo rispetto agli altri, non un “qualunque tema, ma in un certo senso dell’unico tema del Vaticano II”: la povertà, disse, è il “mysterium magnum” della Chiesa. In effetti, i documenti conciliari utilizzano diverse volte il termine “poveri” (42) e “povertà” (21) in vari lemmi e accezioni, ma nel corpus dottrinale del Vaticano II la prospettiva della cosiddetta “ecclesia pauperum”  (“Chiesa dei poveri”) è un qualcosa che riguarda prevalentemente la pastorale e la morale e non tanto il “mysterium magnum”, così come indicato dal compianto arcivescovo di Bologna.  

  1. Oscar Romero: icona della sintesi tra nonviolenza e liberazione

 Con la proclamazione di Oscar Arnulfo Romero santo, si apre ufficialmente una nuova stagione per la chiesa universale, ora anche preannunciata con la prassi del nuovo vescovo di Roma, Papa Francesco: la Chiesa dei poveri, attraverso la nonviolenza economica e politica. Già Jean-Marie Muller andava proclamando nei suoi seminari durante gli anni di Romero, la necessità per la chiesa di una mistica rivoluzionaria nonviolenta, incarnata in quegli anni proprio dall’Arcivescovo del Salvador Oscar Arnulfo Romero:

Si tratta per la Chiesa di elaborare una mistica rivoluzionaria in grado di ispirare una tecnica rivoluzionaria che soddisfi le esigenze della giustizia di fronte ai poveri e agli oppressi, senza trascurare le esigenze della carità nei riguardi dei ricchi e degli oppressori. Una vera rivoluzione non si può fare senza cercare la riconciliazione degli oppressi e degli oppressori di ieri, e la riconciliazione non può che essere l’effetto della carità”.

 Una rivoluzione ancor più chiara nelle parole di Papa Francesco quando diceva ai delegati dei Movimenti Popolari (27-29 ottobre 2014) che:

Dobbiamo cambiare [questo sistema], dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le Beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca.