Cuba

 

bergoglio a Cuba

 

Abbiamo ascoltato nel Vangelo come i discepoli avevano paura di interrogare Gesù quando parlava della sua passione e della sua morte. Li spaventava e non potevano comprendere l’idea di vedere Gesù soffrire sulla croce. Anche noi siamo tentati di fuggire dalle nostre croci e dalle croci degli altri, di allontanarci da chi soffre. Al termine della Santa Messa, in cui Gesù si è nuovamente donato a noi con il suo corpo e sangue, rivolgiamo ora il nostro sguardo alla Vergine, nostra Madre. E le chiediamo che ci insegni a stare vicino alla croce del fratello che soffre. Che impariamo a vedere Gesù in ogni uomo sfinito sulla strada della vita; in ogni fratello affamato o assetato, che è spogliato o in carcere o malato. Insieme alla Madre, sotto la croce, possiamo capire chi è veramente “il più grande”, e che cosa significa essere uniti al Signore e partecipare alla sua gloria.

Impariamo da Maria ad avere il cuore sveglio e attento alle necessità degli altri. Come ci ha insegnato alle Nozze di Cana, siamo solleciti nei piccoli dettagli della vita, e non smettiamo di pregare gli uni per gli altri, perché a nessuno manchi il vino dell’amore nuovo, della gioia che Gesù ci offre.

In questo momento mi sento in dovere di rivolgere il mio pensiero all’amata terra di Colombia, «consapevole dell’importanza cruciale del momento presente, in cui, con sforzo rinnovato e mossi dalla speranza, i suoi figli stanno cercando di costruire una società pacifica». Che il sangue versato da migliaia di innocenti durante tanti decenni di conflitto armato, unito a quello di Gesù Cristo sulla Croce, sostenga tutti gli sforzi che si stanno facendo, anche qui in questa bella Isola, per una definitiva riconciliazione. E così la lunga notte del dolore e della violenza, con la volontà di tutti i colombiani, si possa trasformare in un giorno senza tramonto di concordia, giustizia, fraternità e amore, nel rispetto delle istituzioni e del diritto nazionale e internazionale, perché la pace sia duratura. Per favore, non possiamo permetterci un altro fallimento in questo cammino di pace e riconciliazione. Grazie a Lei, Signor Presidente, per tutti ciò che fa in questo lavoro di riconciliazione.

Vi invito ora ad unirci nella preghiera a Maria, per mettere tutte le nostre preoccupazioni e aspirazioni presso il Cuore di Cristo. E in modo particolare la preghiamo per coloro che hanno perso la speranza, e non trovano motivi per continuare a lottare; per quanti soffrono l’ingiustizia, l’abbandono e la solitudine; preghiamo per gli anziani, i malati, i bambini e i giovani, per tutte le famiglie in difficoltà, perché Maria asciughi le loro lacrime, li consoli con il suo amore di Madre, restituisca loro la speranza e la gioia. Madre santa, ti affido questi tuoi figli di Cuba: non abbandonarli mai!

Dopo la Benedizione finale:

E, per favore, vi chiedo di non dimenticarvi di pregare per me. Grazie!

Domenica, 20 settembre 2015

Tratto da:

w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2015/documents/papa-francesco_angelus-cuba_20150920.html

Il Vaticano ha appena annunciato che, sulla strada per gli USA, a fine settembre, papa Francesco visiterà Cuba. L’unico paese socialista della storia dell’Occidente condivide con il Brasile il privilegio di aver meritato la visita degli ultimi tre pontefici.
Sono stato consulente del governo cubano durante i viaggi di Giovanni Paolo II (gennaio 1998) e Benedetto XVI (marzo 2012) e testimone dell’entusiasmo con il quale sono stati accolti dalla popolazione.
Quando Benedetto XVI annunciò che sarebbe andato nell’isola, i vescovi dell’America latina si lamentarono perché, fino ad allora, aveva visitato solo il Brasile, nel continente, e non aveva in agenda viaggi negli altri Paesi a maggioranza cattolica, come il Messico, la Colombia e l’Argentina. La rimostranza obbligò Benedetto XVI a fare scalo in Messico, dove ricevette i vescovi del Consiglio Episcopale Latino-Americano.
A Cuba, solo il 5% della popolazione, di circa 12 milioni di abitanti, si dichiara cattolico.

Crollano gli steccati all’Avana. Raul Castro preannuncia che tornerà (forse) in grembo alla Chiesa cattolica e la figlia Mariela organizza, contro ogni veto di partito, una variopinta sfilata di omosessuali nel centro della capitale cubana con tanto di matrimoni gay, celebrati da un pastore protestante americano giunto apposta dall’ex territorio nemico degli Stati Uniti.   Quando salta il tappo, tutto diventa possibile. Su tutti i fronti. Il problema è semmai di capire dove andrà esattamente Cuba. Se riuscirà ad avere una fisionomia sociale più europea – attenta al Welfare, proteggendo i diritti acquisiti nel sistema sanitario ed educativo – o se scivolerà in un sistema neoliberista selvaggio, che non merita. L’esperienza della Russia degli oligarchi non è un buon auspicio.

L’esperienza del capitalismo di stato cinese – estremamente efficiente e indubbiamente portatore di grandi conquiste economiche – comporta anche la miseria di centinaia di milioni di cittadini, di cui lo stesso presidente Xi Jinping si preoccupa.

È la grande sfida della “transizione” con cui devono misurarsi i regimi fossilizzati, che intendono fuoriuscire dall’economia pianificata di stato.