dialogo ecumenico

 

puzzle

 

Raffaele Luise

«Il dialogo ecumenico e il dialogo interreligioso sono un cammino che si fa insieme tra la gente: cristiana, musulmana, ebrea, induista, buddhista, bahai e di ogni altra etnia o religione. Un cammino che alimenta e insieme sopravanza i rigidi tracciati delle pur necessarie discussioni tra i teologi».
L’ Anno Santo della Misericordia si chiude, ma ci lascia, con queste parole di papa Francesco,  straordinarie indicazioni di percorso, per costruire una società cosmopolita e pacifica: la visita a Lesbo tra gli immigrati di Francesco assieme a Bartolomeo I e a Hieronymos, l’incontro, il primo dopo mille anni,  a Cuba tra Francesco e Kirill, il viaggio “luterano” del papa a Lund, la visita di Francesco nel tempio valdese a Torino, le visite di Bergoglio nelle moschee di Istanbul e a Bangui nel giorno d’ apertura dell’ Anno giubilare. Una potente tessitura di dialoghi che, lungi dallo svendere l’identità cristiana e cattolica, la fanno invece fiorire, perché ‒ ci ricorda papa Francesco ‒ la nostra è religione della Parola, e dunque ha inciso in sé stessa come elemento costitutivo questo dinamismo di dialogo.
Ora, l’Anno Santo si conclude, e proprio sul suo limitare, ci consegna un altro piccolo ma prezioso segno: la “camminata” interreligiosa di un  popolo multicolore  di trecento persone, tra religiosi e laici:  cattolici, musulmani, bahai, buddhisti, induisti, provenienti da Giappone, Myanmar, India, Pakistan, Afghanistan, Turchia, Stati Uniti, Algeria, Kenya, Rwanda, Malta, Polonia, Croazia, Belgio, Inghilterra e Italia, che la sera di venerdì 18 novembre si è snodata da Castel Sant’Angelo lungo via della Conciliazione, fino alla tomba di Giovanni Paolo II. Ed è stato davvero emozionante vedere tanti musulmani, ragazzi e ragazze con l’hijab, bahai, buddhisti e induisti, fusi in un gruppo compatto con i cattolici, pregare insieme con le parole delle diverse tradizioni culturali e religiose lo stesso Dio della pace, ed onorare insieme il papa della profezia di Assisi. E intonare con una sola voce, alla fine, davanti alla tomba di Wojtyla l’invocazione ebraica “Hevenu shalom aleichem”, mentre venivano consegnati 12 lumi ai diversi rappresentanti religiosi.  Nelle diverse ” stazioni” della processione, lungo la via della Conciliazione e in piazza San Pietro, con il salmodiare del canto cristiano “Misericordes  sicut Pater” si sono intrecciate le parole di Ghandi e quelle recenti pronunciate dal leader musulmano libanese  Mohammad Sammak nell’Incontro interreligioso di ottobre ad Assisi con papa Francesco: «Compito dei musulmani è oggi quello di difendere e purificare la nostra fede dalle criminali strumentalizzazioni jihadiste».
Un segno piccolo ma straordinario questa processione interreligiosa, organizzata dal padre Peter Baekelmans del Sedos, da Religions for Peace Italia e dalle Unioni dei Superiori maggiori, maschili e femminili, degli Ordini religiosi, e alla quale hanno partecipato anche alcuni membri del Cenacolo di amici di papa Francesco, soprattutto perché nata dal basso e tra le diverse genti religiose, che sono poi le condizioni imprescindibili perché il dialogo cresca e metta radici tra una umanità che sembra impennarsi sull’orlo dell’abisso.

 

Card. Kasper

 

 

 Si illumina il cardinale Kasper quando gli chiedo del viaggio “luterano” di papa Francesco. Sul volto il sorriso di chi ha visto realizzarsi un sogno. Un sogno che il cardinale tedesco ha contribuito potentemente a costruire nei lunghi anni al vertice del Pontificio Consiglio per il dialogo ecumenico. 
     Kasper: «È stato un evento storico questa prima celebrazione insieme ai Luterani dell’anniversario della Riforma di Martin Lutero, che in passato è stato sempre vissuto tra le polemiche e in un clima di contrapposizione. A Lund abbiamo potuto ammirare con emozione il carisma di questo Papa che non si limita a parlare del dialogo ecumenico, ma lo pratica con una tale intensità di rapporti umani da mandare in soffitta definitivamente le antiche critiche del monaco agostiniano al papa additato come Anticristo. Ancora una volta Francesco ci ha mostrato che l’ecumenismo si costruisce edificando rapporti di fiducia e di amicizia. In Svezia il Papa ha dato un impulso importantissimo al risveglio del movimento ecumenico, che nel decennio scorso aveva segnato il passo. E questo è di fondamentale importanza, anche se da un punto di vista strettamente teologico possiamo dire che non è cambiato nulla, perché la Dichiarazione congiunta, che pure ha finalmente riconosciuto il grande dono spirituale e teologico rappresentato dalla Riforma di Lutero, ha praticamente ripreso la Dichiarazione di Augsburg del 1999 sulla giustificazione, che è stata una pietra miliare sul cammino ecumenico, ma che non ha purtroppo prodotto molti frutti concreti. Questo cammino va ora continuato, ed è stato molto importante che a Lund si sia progettata una Dichiarazione cattolico-luterana su “Chiesa, Eucaristia e Ministero”, che richiederà due tre anni, e che è stata in qualche modo già preparata da una Commissione della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti che ha elaborato una sintesi di tutti i dialoghi tra cattolici e luterani prodottisi su questo tema negli ultimi due decenni. Per quanto riguarda la prossima Dichiarazione possiamo sperare se non in un consenso pieno almeno in un accordo abbastanza ampio sui nodi cruciali del primato petrino e dell’ospitalità eucaristica. Ci auguriamo che quel Documento giunga finalmente a conclusioni concrete e non si limiti a mere dichiarazioni. Se lo aspettano le genti della Riforma, sia i luterani che i cattolici della mia Germania e dei Paesi del centro-nord ma anche dell’est Europa. Soluzioni che tocchino la vita concreta della Chiesa e delle Chiese, soprattutto per quanto riguarda l’Eucaristia. Lund rappresenta una novità nella storia ecumenica, anche se non è un evento isolato, che offre un impulso a procedere sul cammino dell’ unità effettiva e  conferisce una nuova speranza in tanti ambienti ecclesiali dove negli ultimi tempi si era radicato un diffuso scetticismo».

Francesco e i valdesi. Un incontro storico

«E’ stata la festa di chi per decenni ha lavorato al dialogo tra le due Chiese».‎

E’ il commento a caldo che il valdese Paolo Naso ha fatto della storica visita di papa Francesco nel tempio valdese di Torino ieri  22 giugno.

“E’ stata senz’altro una visita storica, molto significativa per la vita delle due Chiese in cammino verso l’unità. Un momento storico come pochi altri”, ha aggiunto l’autorevole rappresentante valdese, subito dopo l’incontro. “E’ crollato un muro che durava da 800 anni‎, grazie alle parole commosse di perdono di papa Francesco per le responsabilità della Chiesa cattolica nei confronti dei seguaci di Pietro Valdo. Ed è crollato anche perché dall’altra parte è stato accolto con sincerità il fratello Francesco, fratello nella fede in Cristo, come ha detto il pastore Bernardini. Un muro che crolla anche perché da una parte sono state richiamate le responsabilità storiche e dall’altra è stata affermata la volontà di avviare un cammino comune”.

Il Moderatore della Tavola valdese, Bernardini, si è augurato che, anche in prospettiva dei 500 anni dalla Riforma di Lutero nel 2017, si possa giungere a celebrare insieme l’eucaristia.

– Questo è un grande sogno della Chiesa ancora divisa, ma quello che ha commosso, ci ha toccato‎ e fatto riflettere tutti è che il papa non ha evitato la risposta a questa domanda.

In che senso?

– Nel senso che ha raccontato uno straordinario fatto accaduto nella diocesi di Pinerolo la scorsa Pasqua, quando  i valdesi hanno offerto il vino per la comunione dei cattolici e i cattolici il pane per la “cena”dei valdesi. Si tratta della bellissima immagine  di un cammino che ci porta insieme verso la stessa mensa eucaristica, che rimane tuttavia  un cammino ancora incompiuto. Questo racconto del papa per me e’ stato una risposta assolutamente pertinente.

C’è la possibilità che la ricorrenza dei 500 anni dalla Riforma possa essere celebrata insieme tra protestanti e cattolici?

Io ritengo di si, anche se il problema rimane quello del livello al quale potrà avvenire questa celebrazione comune. Da qualche mese mi capita di partecipare a tanti simposi storico-teologici sul 2017, a cui intervengono qualificatissimi rappresentanti del mondo cattolico. A livello alto, dell’intellighenzia, penso che ci sarà un 2017 comune, in  quanto già ci si sta muovendo in questa direzione. Ma la sfida vera sta nel capire se questa comunione nel sentire la Riforma come patrimonio comune si produrrà anche a livello delle comunità locali.

E saranno cancellate per l’occasione le scomuniche?

– Sono apparse definitive le parole di perdono del papa, mentre da parte valdese, come ha affermato il pastore Bernardini, il perdono è stato offerto ormai da tanto tempo‎. Quindi, simbolicamente, in questa storica giornata possiamo dire di aver tirato via le macerie del muro lungo 800 anni.

Raffaele Luise