donna

Oggi nella Chiesa si parla più che in passato della donna, anche se non sempre in modo pertinente. Papa Francesco, nei suoi discorsi, fa notare le molte discriminazioni presenti a suo carico sia nella società che nella Chiesa.Tutto ciò è sicuramente positivo: prendere coscienza del problema è il primo passo per il cambiamento.

All’interno della presa di coscienza del problema, vorrei brevemente riflettere su due temi sui quali, io credo, si tende spesso ad equivocare: la teologia della donna e il problema del gender.

 Sulla teologia della donna

 È un tema di cui si sente parlare frequentemente. Bisogna elaborare una nuova teologia della donna, si dice. Io penso che di questa teologia non ci sia affatto bisogno. Ci è mai venuto in mente di affermare che ci vuole una teologia dell’uomo? E allora perché per la donna? Al di là delle buone intenzioni, un discorso così rischia di relegare ancora una volta la donna magari in una reggia dorata, dove si esalta il suo genio femminile, la si elogia per le sue caratteristiche femminili di tenerezza, di cura ecc. ecc., ma di fatto la si emargina e la si lascia in uno splendido isolamento.

In realtà, non si può parlare della donna e dell’uomo senza pensarli in relazione tra di loro. Il libro della Genesi ci dice che Dio, a partire dalla terra, modellò l’uomo, l’umanità, l’Adam (in ebraico adam indica l’uomo come persona umana, mentre due altre parole vengono usate per indicare l’uomo come maschio e l’uomo come femmina e sono rispettivamente ’is e ’issah). «Dio creò l’uomo – adama sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò». C’è un’unità profonda nella realtà dell’uomo, nella persona umana in quanto tale, ma questa unica realtà si esprime nella polarità femmina e maschio.

Con le udienze di mercoledì 15 e mercoledì 22 aprile, papa Francesco ha cominciato a indicare alcune linee generali di una catechesi sul «grande dono che Dio ha fatto all’umanità con la creazione dell’uomo e della donna e con il sacramento del matrimonio». Si tratta di questioni di grande rilevanza antropologica, educativa, sociale e con notevoli risvolti sul piano delle scienze umane, della filosofia e della stessa teologia.

Ha detto testualmente il papa la scorsa settimana: «il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio».

Con un’affermazione netta papa Francesco non dice che la Chiesa è “anche” donna e “anche” madre, ma proprio che “è donna” e che “è madre”, punto, e che si dice “la” Chiesa e non “il” Chiesa. Che significa? Che conseguenze hanno queste affermazioni? Che direzione sul femminile papa Francesco sta indicando? Tornado da Rio de Janeiro aveva detto che non è stata fatta ancora una profonda teologia della donna, e nell’intervista rilasciata qualche settimana dopo a padre Antonio Spadaro aveva aggiunto che “è necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa”, ma lui stesso, continuando il discorso, faceva capire sin da allora che quello delle donne non è solo un problema di spazi, perché “le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate”. Da allora sembra che il papa sia andato via via disegnando una specie di road map, con passaggi per gradi. Parlando con padre Spadaro chiedeva di “approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa” e di “lavorare di più per fare una profonda teologia della donna”. Solo come passaggio successivo, dati questi presupposti, aggiungeva: “si potrà riflettere meglio sulla funzione della donna all’interno della Chiesa”, sapendo che “il genio femminile è necessario nei luoghi dove si prendono decisioni importanti”. Il problema delle donne nella Chiesa riguarda dunque la loro identità profonda, e solo successivamente ruolo, funzioni, spazi. E’ un discorso che il papa ha aperto e mai chiuso, pur riprendendolo in più occasioni, come una pennellata che via via si aggiunge a un quadro incompleto.

E’ tornato su questo discorso durante il volo di ritorno da Manila a Roma, quando ha voluto precisare: «Quando io dico che è importante che le donne siano più tenute in conto nella Chiesa, non è soltanto per dare loro una funzione di segretaria di un dicastero, questo può andare. No, è perché loro ci dicano come sentono e guardano la realtà, perché le donne guardano da una ricchezza differente, più grande».

Affermazioni che sembrano suscitare sempre nuove domande.