economia

  1. La Chiesa dei poveri e la nonviolenza

La Chiesa dei poveri di Romero è l’erede non solo del gesuita Padre Rutilio Grande che lo aveva aiutato a comprendere i meccanismi dell’impoverimento e dell’economia che uccide, ma anche di Carlos Mesters che insegnava una lettura popolare della Bibbia, di Ernesto Cardenal e la sua lettura popolare del Vangelo a Solentiname, di Frei Betto e Paulo Freire che insegnavano ad essere dei veri educatori e negli stessi anni in Italia lo facevano don Milani, don Primo Mazzolari, Giovanni Vannucci, Turoldo, Balducci, don Tonino Bello…

Ed è la Chiesa dei Poveri di Enrique Dussell, Jon Sobrino… di don Sergio Mendes Arceo, che creerà, dopo l’uccisione di Romero, i Comitati Oscar Romero in tutto il mondo, di Dom Helder Camara, mons. Proano, che si faranno viandanti e pellegrini della Chiesa dei poveri e che indicavano vie inesperite per coniugare fede e vita.

«Per la Chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociolo­gica, politica o filosofica. Dio concede loro «la sua prima misericordia». Questa preferenza divina ha delle conseguenze nella vita di fede di tutti i cristiani, chiamati ad avere «gli stessi senti­menti di Gesù» (Fil 2,5).

Ispirata da essa, la Chie­sa ha fatto una opzione per i poveri intesa come una «forma speciale di primazia nell’esercizio della carità cristiana, della quale dà testimonianza tut­ta la tradizione della Chiesa».

«Questa economia uccide davvero!». Non ha dubbi Jean-Paul Fitoussi (economista all’Observatoire français des Conjonctures Economiques di Parigi e alla Luiss di Roma) quando gli si chiede un commento sull’implacabile atto d’accusa di papa Francesco contenuto nella sua Esortazione apostolica Evangelii Gaudium. «Questa economia uccide, e uccide in diverse maniere – spiega Fitoussi –. Innanzitutto attraverso l’enorme disuguaglianza che c’è nel mondo, con una crescita che favorisce pochissime persone che vivono sulla sofferenza degli altri. Poi, uccide anche con politiche sbagliate. C’è un fatto che mi ha molto colpito: in Grecia, la mortalità infantile è cresciuta a causa delle politiche di austerità che hanno fatto pagare ai bambini cose che con loro non c’entrano nulla”».

Non è un papista, Fitoussi. Anzi. «Io sono totalmente laico, non sono religioso. Ma se una persona, fosse anche il papa, dice cose che mi piacciono, allora le dico anch’io, perché su molte cose la pensiamo allo stesso modo».