ecumenismo

Kirill - Francesco

Enzo Bianchi

Quando in una persona, in un cristiano vi sono una convinzione profonda, una santa risolutezza e una capacità di abbassarsi, allora l’impossibile può diventare realtà. Papa Francesco – va riconosciuto e sarà ricordato nella storia delle relazioni tra le Chiese cristiane – rende possibile ciò che per decenni era rimasta soltanto un’ipotesi, un desiderio, sui quali dominava però la logica della dilazione: «I tempi non sono ancora maturi, occorre lasciare allo Spirito di decidere il quando…», si diceva.
Perché questo incontro tra il Vescovo di Roma, che è anche Patriarca d’Occidente, e il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia non è stato possibile finora? Per rispondere a questa domanda occorre avere una buona memoria e uno sguardo non piegato alla logica politica che cerca solo le ragioni del potere o di una “santa alleanza” diventata urgente in un mondo che non conosce più la cristianità, ma anzi in molte nazioni conosce la persecuzione dei cristiani. In papa Francesco e nel patriarca Kirill c’è la consapevolezza che i cristiani divisi, separati e sovente in opposizione sono una contraddizione al Vangelo, una situazione che talvolta rende sterile l’evangelizzazione. Kirill è un vescovo convinto della necessità dell’ecumenismo, e di questo ha dato testimonianza anche prima di diventare patriarca, sia al Consiglio ecumenico delle Chiese, sia con la sua presenza a molte iniziative della Chiesa cattolica in vista della pace. 

La novità dell’incontro del Papa con la Tavola valdese a Torino non sta nel fatto che egli sia andato a trovare cristiani di altre confessioni e sia entrato in un luogo dove si celebrano altri culti, perché questo lo aveva già fatto quando era andato in visita alla comunità pentecostale di Caserta, o al Fanar di Istanbul o quando nelle Filippine è entrato in un tempio buddista.

La novità non sta neanche nella sua concezione dell’ecumenismo come di un processo di diversità riconciliate che sono accomunate dalla stessa origine ma non tendono all’uniformità, perché questa idea dell’unità della Chiesa l’aveva già espressa più volte.

Ci sono invece quattro novità di alto significato che conviene registrare perché non siano più perdute nel cammino ulteriore della Chiesa.