Francesco

Sono le 9.30 di una calda domenica di maggio quando il presidente cubano Raul Castro varca la soglia del Vaticano. Non passa dall’arco delle campane, come per le visite di stato, ma dall’ingresso posteriore all’aula Paolo VI, dove ad attenderlo c’è papa Francesco. L’incontro è infatti strettamente privato, nello studio. È significativamente lungo (cinquantacinque minuti senza interprete) oltre che «molto cordiale», come recita il successivo bollettino della sala stampa vaticana.

Sullo scrittoio c’è un portapenne che il papa di istinto sposta, quasi a voler eliminare ogni barriera con il suo interlocutore, per poter parlare in maniera diretta, faccia a faccia. Il colloquio avviene in spagnolo, la lingua che i due hanno in comune. È proprio Raul Castro a dire, uscendo, ai giornalisti, di aver voluto personalmente ringraziare il papa per il suo ruolo attivo a favore del miglioramento delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti, e di avere raccontato al papa il clima che c’è sull’isola che si prepara ad accoglierlo il prossimo settembre. All’Avana c’è stato a fine aprile il cardinale Beniamino Stella, prefetto della congregazione vaticana per il clero, ed è cosa nota il ruolo del cardinale Ortega per promuovere un’apertura progressiva dell’isola all’esterno, cercando di mediare tra i gruppi di opposizione e il regime.

È il tema scelto da papa Francesco per la 49ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che quest’anno si celebra, in molti Paesi, domenica 17 maggio.

Da giornalista che si occupa di comunicazione, da marito e padre, nonché da credente cattolico mi piace qui sottolineare due passaggi fondanti di questo bel testo del papa.

Naturalmente è tutta l’analisi e lo schema proposto da papa Francesco che va tenuto nella giusta considerazione. Il trittico ambiente/incontro/gratuità, pervade ogni tipo di sistema relazionale che Bergoglio pone all’attenzione per fare maturare percorsi condivisi e portatori di frutti.

Per questo ogni estrapolazione come questa, è sempre parziale: per chi volesse leggere per intero il Messaggio diffuso il 24 gennaio indico, il sito

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20150123_messaggio-comunicazioni-sociali.html

  1. Oscar Romero: icona della sintesi tra nonviolenza e liberazione

 Con la proclamazione di Oscar Arnulfo Romero santo, si apre ufficialmente una nuova stagione per la chiesa universale, ora anche preannunciata con la prassi del nuovo vescovo di Roma, Papa Francesco: la Chiesa dei poveri, attraverso la nonviolenza economica e politica. Già Jean-Marie Muller andava proclamando nei suoi seminari durante gli anni di Romero, la necessità per la chiesa di una mistica rivoluzionaria nonviolenta, incarnata in quegli anni proprio dall’Arcivescovo del Salvador Oscar Arnulfo Romero:

Si tratta per la Chiesa di elaborare una mistica rivoluzionaria in grado di ispirare una tecnica rivoluzionaria che soddisfi le esigenze della giustizia di fronte ai poveri e agli oppressi, senza trascurare le esigenze della carità nei riguardi dei ricchi e degli oppressori. Una vera rivoluzione non si può fare senza cercare la riconciliazione degli oppressi e degli oppressori di ieri, e la riconciliazione non può che essere l’effetto della carità”.

 Una rivoluzione ancor più chiara nelle parole di Papa Francesco quando diceva ai delegati dei Movimenti Popolari (27-29 ottobre 2014) che:

Dobbiamo cambiare [questo sistema], dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le Beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca.