Humanae Vitae

Mentre il cammino del Sinodo ordinario entra nel vivo‎, con l’elaborazione dell’Instrumentum laboris, e mentre alcuni episcopati si stanno collocando contro la linea aperturista del papa e dei settori più sensibili della Curia, è utile chiedersi che cosa si aspetti il popolo di Dio (ma non solo) dalla chiusura del percorso sinodale, quasi un piccolo concilio  di martiniana memoria ‒ sul tema  della famiglia. Emergono tre questioni cruciali, nella più vasta problematica della famiglia a livello globale, che il Sinodo ordinario dovrebbe affrontare: la questione di grande valenza pratica e simbolica della comunione ai divorziati risposati, la questione delle unioni omosessuali e il problema della contraccezione con la connessa necessità di un esame finalmente coraggioso dell’Humanae vitae.

Sul primo punto, il più dibattuto al Sinodo straordinario‎, ancora nella messa celebrata a San Giovanni in Laterano per il Corpus Domini, papa Francesco ha ripetuto l’appello che la comunione e i sacramenti non sono premio ai giusti, ma viatico per chi sbaglia, cade e vuole rialzarsi. C’è in queste (ripetute) parole tutta un’ecclesiologia ispirata alla misericordia e all’abbraccio con il mondo, capace di ridare vita a un corpo stanco e in grave crisi che per troppo tempo si è trincerato dietro al giuridicismo, al dottrinalismo e al devozionismo e alla pura difesa dell’apparato ecclesiastico, a detrimento dell’autentica Tradizione che custodisce il fuoco e non la cenere. Su questo punto vivissima è l’attesa che il Papa, nel contesto più ampio dell’Anno della misericordia, marchi un qualche cambiamento concreto che metta al riparo il percorso sinodale dal rischio del fallimento, magari accogliendo la linea penitenziale indicata dal cardinale Kasper.