laici

 

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L’opera di Marco Vergottini si presenta con la veste di una quaestio disputata su uno dei temi che ha maggiormente marcato l’ecclesiologia del Vaticano II ed è stato ripreso più volte nella teologia seguente. Il laico, infatti, è stato il convitato di pietra per un profondo ripensamento della dottrina del concilio sulla Chiesa, nonostante sia noto che le discussioni più accanite siano avvenute sul rapporto tra primato ed episcopato. Nel post-concilio, il leitmotiv è stato «accelerare l’ora dei laici», uno slogan tanto retoricamente proclamato, quanto praticamente poco esplorato.

Potremmo offrire una chiave d’ingresso alla ricerca di Vergottini seguendo i tre momenti della quaestio disputata medievale, che ha trovato in san Tommaso il suo massimo splendore: il primo che comprendeva la quaestio e la disputatio, il secondo che prevedeva la determinatio, a cui poi seguiva l’editio. I primi due momenti erano svolti in stretto contatto con studenti ed assistenti (opponens e respondens), i secondi due erano propri del magister regens. La «teologia del laicato» ha attraversato il ‘900 come una quaestio disputata, ancora dall’esito incerto e aperto. E non è senza significato che un lavoro di questo spessore, limpido, acuto, linguisticamente accurato e teologicamente critico, si collochi sulla soglia del nuovo millennio.

 

Aldo Maria Valli

Circa il ruolo dei laici, papa Francesco ha espresso con chiarezza il proprio pensiero nel discorso alla Cei del 18 maggio 2015, quando  ha chiesto di «rinforzare» l’«indispensabile ruolo» dei laici perché si assumano «le responsabilità che a loro competono» e ha detto che «non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo». A proposito del clericalismo, è significativa la battuta di Francesco rivelata da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei: «Il clericalismo è come il tango, lo si balla sempre in due. Non esistono laici clericali o clericalizzati che non abbiano l’appoggio di qualche prete e non c’è un prete clericale che non abbia qualche laico che muore dalla voglia di fare il prete!».

Nel messaggio inviato al convegno (marzo 2014) dei responsabili delle aggregazioni laicali, promosso dalla diocesi di Roma sul tema «La missione dei laici cristiani nella città», il papa spiega che «i fedeli laici, in virtù del battesimo, sono protagonisti nell’opera di evangelizzazione e promozione umana». È una posizione da sempre sostenuta dalla Chiesa dopo il concilio Vaticano Il. Lo rileva il papa stesso quando dice che il protagonismo del laicato «è un elemento fondamentale che appartiene agli insegnamenti del concilio Vaticano II» e che «ogni membro del popolo di Dio è inseparabilmente discepolo e missionario». Il concetto è ribadito nell’udienza generale del 26 giugno 2013, quando Francesco dice che «la Chiesa non è un intreccio di cose e di interessi, ma è il tempio dello Spirito Santo, il tempio in cui Dio opera, il tempio in cui ognuno di noi con il dono del battesimo è pietra viva». «Questo ci dice che nessuno è inutile nella Chiesa, nessuno e secondario, nessuno e anonimo: tutti formiamo e costruiamo la Chiesa. Tutti siamo necessari per costruire questo tempo». E ancora: «Tutti siamo uguali agli occhi di Dio. Qualcuno potrebbe dire: signor papa, ma lei è più importante… No! Sono uno di voi!».

Nella Evangelii gaudium la Chiesa non è la somma di chierici, religiosi e laici, ma è la comunità dei «discepoli missionari». In forza di questo principio il problema non è quale spazio i laici devono occupare nella Chiesa (e quale spazio le donne come laiche nella Chiesa) con la conseguente rivendicazione delle posizioni e dei ruoli di potere che invece ora sono loro negati, ma è quello del processo di costruzione e svolgimento della Chiesa di Dio in cui sono inseriti. Vale per i laici il primo dei principi che papa Francesco ha enunciato per la costruzione di una comunità umana: il tempo è superiore allo spazio. In questa nuova comprensione dei laici, essi vanno collocati non solo nello spazio ma nel tempo, anzi prima di tutto nel tempo, nel processo storico.