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Con un ritornello intonato alla “sensibilità ecclesiale” Francesco ha modulato il suo Discorso introduttivo all’apertura dei lavori dell’Assemblea dei Vescovi Italiani, due giorni fa (18 Maggio), che ha messo a soggetto L’Evangelii Gaudium. Il Papa invita i vescovi ad affidare il loro impegno alle suggestioni di una plurale intelligenza “sensibile” invece che a teorie dottrinali astratte.

La rivoluzione copernicana di Francesco si realizza ancora sul piano del linguaggio: mentre fino a ieri il linguaggio ecclesiastico era specialmente dogmatico, morale o giuridico, oggi si rivela affettivo, esistenziale, psicologico, ma anche squisitamente spirituale e mistico.  La “sensibilità” abbraccia, infatti, un campo che va dall’esperienza dei cinque sensi, a quella delle relazioni governate da un “cuore pensante” e dalla conoscenza che ne deriva, fino a scendere (o salire) nelle cavità dell’anima e dello spirito.

Nella storia della Chiesa cattolica figure esemplari di “sensibilità ecclesiale” sono stati, e continuano ad essere, i santi, missionari e mistici, noti e sconosciuti, uomini e soprattutto donne, vergini o madri, povere o ricche, colte o senza titoli accademici, che hanno dato e continuano a dare, senza soluzione di continuità, saggi di amore, servizio e bontà verso l’intera comunità umana, a partire dagli ultimi.