Madre Terra

Ieri, a Santa Cruz, ho visto il Papa, anzi, di più, ci ha ascoltato e lo abbiamo ascoltato. Senza dubbio è stato un previlegio. È valsa la pena viaggiare per tre giorni in pullman! Un privilegio anche perché abbiamo percepito sul volto e nelle parole del Papa la sua allegria ed il suo impegno reale per gli impoveriti che lottano per avere riconosciuti i loro diritti. Definisco questo incontro come un fatto storico inedito. Per quelli che – come me – da sempre cercano di scoprire e vivere nei poveri il migrante Gesù di Nazareth, è stata una grande gioia essere presente all’incontro con Papa Francesco e scoprire la reale possibilità di un Papa che marcia seguendo le orme di Gesù.

Le parole di Papa Francesco non sono state generiche o di circostanza, morali o di pie esortazioni. Al contrario, in diversi passaggi ha tenuto a precisare i nomi delle classi e settori sociali presenti con i quali stava dialogando: gli indios, le famiglie di contadini senza terra, i riciclatori di cartone (sembrava che parlasse a degli amici del GM di Villa!), delle famiglie senza tetto, delle donne, dei bambini e degli anziani… E ha dialogato riflettendo su quello che tocca la vita di quei miliardi di persone, sia presentando una critica trasparente, serena e radicale di chi sta causando lo sfruttamento, la fame, la mancanza di abitazioni, di terra, di lavoro, sia riflettendo sui diritti di tutti e di tutte che il Papa ha chiamato Fratelli e Sorelle, diritti fondati sulla dignità di ogni persona e non nelle false politiche di chi li annuncia come favori concessi da chi esercita il potere rubato dai cittadini e cittadine sovrani.

Dopo aver attentamente ascoltato le risoluzioni del documento redatto dai 1500 delegati dei movimenti sociali, con estremo rispetto alla pluralità religiosa, culturale e sociale dei presenti – che rappresentavano quaranta paesi – Francesco ha chiesto il permesso di poter suggerire tre priorità per le nazioni che dovranno essere promosse insieme.