migranti

I migranti quasi ogni giorno continuano a morire nel Mediterraneo e a sbarcare sulle coste italiane. Papa Francesco quasi ogni giorno si appella a “credenti, non credenti e uomini di buona volontà” al dovere “dell’accoglienza”, richiamando all’ordine in primo luogo le istituzioni italiane ed internazionali. Incurante che, quasi ogni giorno, ben determinate forze politiche italiane – a partire dalla Lega, affiancata da gruppi di estrema destra e, ultimi arrivati, dai militanti del Movimento 5Stelle di Beppe Grillo – invocano politiche più “decise” per arginare gli sbarchi, prendendo di mira proprio gli appelli papali. Critiche, a volte condite anche con espressioni volgari e gratuite, alle quali il Pontefice argentino – usando una “tattica” pastorale evidentemente maturata negli anni vissuti accanto ai poveri delle favelas argentine – risponde con eleganza e determinazione («Respingere gli immigrati è un atto di guerra») accentuando sempre di più i suoi richiami al «dovere di ogni cristiano e ogni uomo e donna di buona volontà» ad aiutare chi vive nel bisogno e chi “bussa alle nostre porte” per sfuggire a massacri e sfruttamenti di ogni genere.

Senza farsi intimidire dalle critiche leghiste e dai richiami dei grillini, Francesco continua a battere il tasto della “solidarietà e dell’accoglienza”, ogni giorno, nelle udienze pubbliche, nelle omelie mattutine nella Messa di Santa Marta e nei documenti ufficiali. Come nella recente enciclica sull’ambiente, nella quale oltre a difendere la natura, ha invitato istituzioni e semplici cittadini a farsi carico dei bisogni degli ultimi, immigrati in testa. Ma – ancora di più – come nel tema della Giornata mondiale della pace del primo gennaio prossimo che la Sala Stampa vaticana ha già anticipato martedì scorso, documento che fin da titolo trasuda sentimenti bergogliani totalmente in difesa di bisognosi e migranti. Il pontefice, significativamente, lo ha voluto intitolato «Vinci l’indifferenza e conquisti la pace», con chiarissime allusioni all’attuale situazione socio-politica internazionale, fatta di piaghe che opprimo oltre sessanti milioni di persone in fuga (dalla Siria, ma non solo…), costringono oltre 100 milioni di cristiani a scappare dalle loro terre, opprimono milioni di giovani, bambini e bambini – “gli schiavi” del ventunesimo secolo – vittime di tratta e di traffici di esseri umani. Altroché lamentele leghiste e grilline – dicono in Vaticano i collaboratori di Francesco. «Qui il dramma è planetario», specificano nell’entourage papale, e «girare lo sguardo dall’altra parte è peccato mortale per i cristiani e grave omissione umanitaria per qualsiasi persona».

Dati alla mano, l’arcivescovo Konrad Krajewski, responsabile dell’Elemosineria Apostolica, scelto proprio da Bergoglio a gestire gli interventi umanitari per bisognosi e senza fissa dimora che gravitano intorno al Vaticano, sull’Osservatore Romano, il quotidiano vaticano, ha specificato che «la carità non fa differenza di colore, razza o religione. Va incontro a chi è nel bisogno in qualunque momento e occasione». Una precisazione in perfetta sintonia con il messaggio della Giornata mondiale della pace 2016, che invita, tra l’altro, “uomini, enti, ed istituzioni” a combattere prima di tutto “l’indifferenza nei confronti di chi soffre”, perché equivale a “combattere le gravissime questioni che affliggono la famiglia umana come il fondamentalismo e i suoi massacri, le persecuzioni a causa della fede e dell’etnia, le violazioni della libertà e dei diritti dei popoli, lo sfruttamento e la schiavizzazione delle persone, la corruzione ed il crimine organizzato, le guerre e il dramma dei rifugiati e dei migranti forzati”. Così parlò papa Francesco, con buona pace di chi non lo ascolta, di chi non lo vuole ascoltare e di chi non lo capisce.

Orazio La Rocca

* Pubblicato sui quotidiani del Gruppo Espresso (13 agosto 2015)