Patriarca di Mosca

Kirill - Francesco

Enzo Bianchi

Quando in una persona, in un cristiano vi sono una convinzione profonda, una santa risolutezza e una capacità di abbassarsi, allora l’impossibile può diventare realtà. Papa Francesco – va riconosciuto e sarà ricordato nella storia delle relazioni tra le Chiese cristiane – rende possibile ciò che per decenni era rimasta soltanto un’ipotesi, un desiderio, sui quali dominava però la logica della dilazione: «I tempi non sono ancora maturi, occorre lasciare allo Spirito di decidere il quando…», si diceva.
Perché questo incontro tra il Vescovo di Roma, che è anche Patriarca d’Occidente, e il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia non è stato possibile finora? Per rispondere a questa domanda occorre avere una buona memoria e uno sguardo non piegato alla logica politica che cerca solo le ragioni del potere o di una “santa alleanza” diventata urgente in un mondo che non conosce più la cristianità, ma anzi in molte nazioni conosce la persecuzione dei cristiani. In papa Francesco e nel patriarca Kirill c’è la consapevolezza che i cristiani divisi, separati e sovente in opposizione sono una contraddizione al Vangelo, una situazione che talvolta rende sterile l’evangelizzazione. Kirill è un vescovo convinto della necessità dell’ecumenismo, e di questo ha dato testimonianza anche prima di diventare patriarca, sia al Consiglio ecumenico delle Chiese, sia con la sua presenza a molte iniziative della Chiesa cattolica in vista della pace.