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«A tutti casa, lavoro, terra. E libertà spirituale» | Chiesa | www.avvenire.it

 

«Rispettare e applicare la Carta delle Nazioni Unite con trasparenza e sincerità. Oggi il panorama mondiale ci presenta molti falsi diritti, e nello stesso tempo, ampi settori senza protezione, vittime di un cattivo esercizio del potere: l’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi». Papa Francesco intervenendo oggi all’Onu, nel settantesimo anniversario della sua attività, ribadisce la sua importanza e il rispetto degli articoli della sua Carta costituzionale per la promozione della sovranità del diritto fondato sulla giustizia, la pace e lo sviluppo dell’umanità.

Il ruolo importante che la Chiesa riconosce all’Onu
«Tutti i miei predecessori – ha affermato il Papa – ricordando le visite all’ONU degli ultimi pontefici – non hanno risparmiato espressioni di riconoscimento per l’Organizzazione, considerandola la risposta giuridica e politica adeguata al momento storico, caratterizzato dal superamento delle distanze e delle frontiere ad opera della tecnologia e, apparentemente, di qualsiasi limite naturale all’affermazione del potere. Una risposta imprescindibile dal momento che il potere tecnologico, nelle mani di ideologie nazionalistiche o falsamente universalistiche, è capace di produrre tremende atrocità». «È sicuro» afferma inoltre il Papa «che, benché siano molto gravi i problemi non risolti, è però evidente che se fosse mancata tutta quella attività internazionale, l’umanità avrebbe potuto non sopravvive all’uso incontrollato delle sue stesse potenzialità».
Francesco ricordando l’esperienza di questi 70 anni, al di là di tutto quanto è stato conseguito, afferma che ciò dimostra che la riforma e l’adattamento ai tempi sono sempre necessari, progredendo verso l’obiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un’incidenza reale ed equa nelle decisioni. La necessità di una maggiore equità, vale soprattutto per gli organi con effettiva capacità esecutiva, il Consiglio di Sicurezza, gli Organismi finanziari e i gruppi o meccanismi specificamente creati per affrontare le crisi economiche. Questo aiuterà a limitare qualsiasi sorta di abuso specialmente nei confronti dei Paesi in via di sviluppo.
«Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza».

L’imperativo della giustizia
«Dare a ciascuno il suo, secondo la definizione classica di giustizia, significa che nessun individuo o gruppo umano si può considerare onnipotente, autorizzato a calpestare la dignità e i diritti delle altre persone singole o dei gruppi sociali. La distribuzione di fatto del potere (politico, economico, militare, tecnologico, ecc.) tra una pluralità di soggetti e la creazione di un sistema giuridico di regolamentazione delle rivendicazioni e degli interessi, realizza la limitazione del potere. L’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi sono due settori intimamente uniti tra loro, che le relazioni politiche ed economiche preponderanti hanno trasformato in parti fragili della realtà». Per questo è necessario affermare con forza i loro diritti, consolidando la protezione dell’ambiente e ponendo termine all’esclusione.

«Diritto all’ambiente» per fermare l’esclusione
Il Papa si sofferma in particolare sul diritto all’ambiente. «Anzitutto occorre affermare che esiste un vero “diritto dell’ambiente” per una duplice ragione. In primo luogo perché come esseri umani facciamo parte dell’ambiente. Qualsiasi danno all’ambiente, pertanto, è un danno all’umanità. In secondo luogo, perché ciascuna creatura, specialmente gli esseri viventi, ha un valore in sé stessa, di esistenza, di vita, di bellezza e di interdipendenza con le altre creature».

L’abuso e la distruzione dell’ambiente – come ha più volte ribadito il Papa – sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione. «Il mondo chiede con forza a tutti governanti una volontà effettiva, pratica, costante, fatta di passi concreti e di misure immediate per preservare e migliorare l’ambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dell’esclusione sociale ed economica, con tutte le sue conseguenze».

– L’Adozione dell’Agenfa 2030 per lo Sviluppo sostenibile dovrà cercare soluzioni più urgenti ed efficaci
Per il Papa la molteplicità e la complessità dei problemi richiede di non limitarsi all’esercizio burocratico di redigere lunghe enumerazioni di buoni propositi – mete, obiettivi e indicatori statistici –, o credere che un’unica soluzione teorica e aprioristica darà risposta a tutte le sfide. Non bisogna perdere di vista, in nessun momento, che l’azione politica ed economica, è efficace solo quando è concepita come un’attività prudenziale, guidata da un concetto perenne di giustizia e che tiene sempre presente che, prima e aldilà di piani e programmi, ci sono donne e uomini concreti, uguali ai governanti, che vivono, lottano e soffrono, e che molte volte si vedono obbligati a vivere miseramente, privati di qualsiasi diritto».

Per uno sviluppo umano integrale
Affinché questi uomini e donne concreti possano sottrarsi alla povertà estrema, bisogna consentire loro di essere degni attori del loro stesso destino. Lo sviluppo umano integrale e il pieno esercizio della dignità umana non possono essere imposti. Devono essere costruiti e realizzati da ciascuno, da ciascuna famiglia, in comunione con gli altri esseri umani e in una giusta relazione con tutti gli ambienti nei quali si sviluppa la socialità umana». Questo suppone ed esige il diritto all’istruzione. Il Papa afferma che l’educazione così concepita è la base per la realizzazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile e per il risanamento dell’ambiente. Quindi «I governanti devono fare tutto il possibile affinché tutti possano disporre della base minima materiale e spirituale per rendere effettiva la loro dignità e per formare e mantenere una famiglia, che è la cellula primaria di qualsiasi sviluppo sociale. Questo minimo assoluto, a livello materiale ha tre nomi: casa, lavoro e terra; e un nome a livello spirituale: libertà dello spirito, che comprende la libertà religiosa, il diritto all’educazione e gli altri diritti civili».

Evitare la guerra promuovere i negoziati
«La guerra – afferma Francesco – è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all’ambiente». Nelle guerre e nei conflitti esseri umani diventano materiale di scarto mentre non si fa altro che enumerare problemi, strategie e discussioni. «Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli».

A questo fine è necessario «assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica internazionale fondamentale». L’esperienza dei 70 anni di esistenza delle Nazioni Unite, mostrano tanto l’efficacia della piena applicazione delle norme internazionali come l’inefficacia del loro mancato adempimento. Pertanto il Papa ribadisce che se si rispetta e si applica la Carta delle Nazioni Unite con trasparenza e sincerità, senza secondi fini, come un punto di riferimento obbligatorio di giustizia e non come uno strumento per mascherare intenzioni ambigue, si ottengono risultati di pace.

«Un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca, e potenzialmente di tutta l’umanità costituiscono» afferma Francesco «una frode verso tutta la costruzione delle Nazioni Unite, che diventerebbero “Nazioni Unite dalla paura e dalla sfiducia”».

Applicare alla lettera il Trattato sulle armi nucleari
Francesco chiede l’impegno per un mondo senza armi nucleari «applicando pienamente il Trattato di non proliferazione, nella lettera e nello spirito, verso una totale proibizione di questi strumenti». A questo proposito il Papa riprende il recente accordo sulla questione nucleare in Iran «una regione sensibile dell’Asia e del Medio Oriente». «Questa è una prova» afferma «delle possibilità della buona volontà politica e del diritto, coltivati con sincerità, pazienza e costanza». Ed esprime l’augurio «perché questo accordo sia duraturo ed efficace e dia i frutti sperati con la collaborazione di tutte le parti coinvolte».

Responsabilità della Comunità internazionale in Medio Oriente e Nord Africa
Le prove delle conseguenze negative di interventi politici e militari non coordinati tra i membri della comunità internazionale sono in Medio Oriente e in Nord Africa. «Non posso – afferma il Papa – non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani. «Queste realtà devono costituire un serio appello ad un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali. Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in ogni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud-Sudan e nella regione dei Grandi Laghi».

Contrastare la guerra del narcotraffico
Molte delle nostre società vivono un altro tipo di guerra con il fenomeno del narcotraffico. Per il Papa è «una guerra “sopportata” e debolmente combattuta». Il narcotraffico per sua stessa natura si accompagna alla tratta delle persone, al riciclaggio di denaro, al traffico di armi, allo sfruttamento infantile e al altre forme di corruzione. «Corruzione che è penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, religiosa, ha generato, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni».

In conclusione Papa Francesco riprende le parole finali del discorso pronunciato all’Onu cinquant’anni da Paolo VI (Discorso ai Rappresentanti degli Stati, 4 ottobre 1965).
«La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili» afferma Francesco.

Termina quindi con la preghiera che l’Onu «renda sempre un servizio efficace all’umanità, un servizio rispettoso della diversità e che sappia potenziare, per il bene comune, il meglio di ciascun popolo e di ciascun cittadino».

FONTE: http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-onu-discorso-new-york.aspx

¿Cómo es posible que haya ahora mismo tanta gente importante en el mundo que está furiosa contra el Papa por lo que ha dicho, en su reciente encíclica, sobre el cuidado de la naturaleza y del mundo? A esta pregunta se le pueden buscar muchas respuestas y explicaciones. Entre esas posibles respuestas, hay una que a mí me da mucho que pensar.

Me refiero a lo que dice el evangelio de Juan, (cap. 9), cuando relata la curación de un ciego. El capítulo comienza diciendo que la ceguera no está causada por pecado alguno (Jn 9, 3). Y termina afirmando que hay formas de ceguera que son consecuencia de la maldad humana (Jn 9, 39). Porque no es lo mismo “ser ciego” que “estar ciego”. Y eso es – creo yo – lo que les pasa a quienes se empeñan en defender que ni estamos haciendo de este mundo “un inmenso depósito de porquería”, (L.S., nº 21); ni los mayores responsables de tanto desastre son los más poderosos de la tierra; ni el Papa tiene que meterse a decir estas cosas.

Los que se reúnen, una y otra vez, en solemnes encuentros al más alto nivel, pero lo hacen de forma que, una y otra vez, no resuelven el problema, ¿no son responsables del espantoso problema que estamos viviendo? ¿y del más aterrador problema que se nos avecina? ¿qué está pasando para que no veamos lo que se nos viene encima y ni nos demos cuenta de la responsabilidad que todos tenemos en este desastre?

Jesús respondió a estas preguntas de forma admirable: “Yo he venido a este mundo para que los que no ven, vean; y los que ven, se vuelvan ciegos” (Jn 9, 39). El Papa dice que hemos hecho de este mundo “un inmenso depósito de porquería”. Lo que pasa es que la porquería la soportan, la sufren, sobre todo los pobres de la tierra. Esos son los que ven. Los responsables de tanto desastre somos los que estamos ciegos. Por eso molesta tanto lo que ha dicho el Papa. Y hay quienes dicen que Francisco no tenía que meterse en estas cosas. Porque somos unos ciegos a quienes nos va bien con nuestra ceguera. Señal evidente de que estamos empeñados en seguir fabricando porquería. Para seguir imaginándonos que vivimos en el mejor de los mundos.

José M. Castillo

Proprio mentre a Milano si inaugurava Expo 2015,‎ dedicato ai problemi dell’alimentazione e della difesa della terra, in Vaticano si chiudeva un vertice internazionale sui cambiamenti climatici, con un’importante dichiarazione che riportiamo di seguito. Al Convegno ‒ promosso il 28 e 29 aprile dalla Pontificia Accademia delle Scienze e dalla Pontificia Accademia delle Scienze sociali insieme a Religioni per la pace ‒ hanno partecipato importanti uomini di scienza, economisti, rappresentanti dei mondi religiosi e della politica, quali il Segretario dell’Onu Ban ki Moon e il presidente italiano Sergio Mattarella.

La Dichiarazione finale [http://www.pas.va/content/dam/accademia/pdf/protect/declaration.pdf]

riassume ed esprime lo scopo del vertice vaticano, che è quello di elevare il dibattito sulle dimensioni morali politiche e sociali della protezione dell’ambiente prima della pubblicazione dell’attesissima enciclica di papa Francesco sull’ecologia, che articolerà il doppio grido intrecciato dei poveri e della terra. Qui di seguito proponiamo un documento elaborato da una équipe di studiosi.

 

A Statement of the Problem and the Demand for Transformative Solutions (29 April 2015)

The Pontifical Academy of Sciences and the Pontifical Academy of Social Sciences

 

This century is on course to witness unprecedented environmental changes. In particular, the projected climate changes or, more appropriately, climate disruptions, when coupled with ongoing massive species extinctions and the destruction of ecosystems, will doubtless leave their indelible marks on both humanity and nature. As early as 2100, there will be a non-negligible probability of irreversible and catastrophic climate impacts that may last over thousands of years, raising the existential question of whether civilization as we know it can be extended beyond this century. Only a radical change in our attitude towards Creation and towards our fellow humans, complemented by transformative technological innovations, could reverse the dangerous trends that have already been set into motion inadvertently.