terrorismo islamico

Parigi

ORAZIO LA ROCCA

“Maledetti!”. Difficile immaginare che una parola tanto terribile un giorno l’avremmo potuto ascoltare anche dalla voce di un pontefice regnante. Maledire, cioè augurare il male assoluto per qualcuno che si è reso responsabile di peccati atroci contro i suoi simili, specialmente contro indifesi ed innocenti, non ha fatto mai parte del pubblico linguaggio papale. Stando almeno alla storia della Chiesa cattolica degli ultimi secoli. Nel suo genere, un vero e proprio tabù della semantica pontificia, che papa Francesco, al contrario dei suoi predecessori, ha avuto il coraggio di rompere in maniera solenne, decisa e con una forza espressiva non comune, parlando – per di più – dalla cattedra che forse predilige di più, l’altare dell’Ospizio di Santa Marta in cui abita dove ogni mattina celebra la sua seguitissima Messa.

Pur nella solennità del rito, Jorge Mario Bergoglio non ha nascosto la sua profonda indignazione, scosso dagli attentati di Parigi, e dalla lunga via Crucis di sangue e morte che ormai da troppo tempo sta insanguinando il mondo per mano del terrorismo islamico. Tragedie sulle quali ha già fatto sentire nei giorni precedenti la sua voce di compassione e misericordia per le vittime, e di condanna per gli attentatori, ai quali ha ricordato, tra l’altro, che «uccidere in nome di Dio è una bestemmia atroce!».